Lunedì mattina….chissà perché anche dopo la domenica più tranquilla che si possa auspicare il lunedì si presenta sempre così drammaticamente pesante? Sono le 9.30 e dopo una bella tazza fumante di earl grey non sono ancora registrati segni di risveglio dell’encefalo. Un po’ è da imputarsi alla mia tattica di difesa nei confronti delle chiacchere d’ufficio; tattica che si può definire come una lieve forma di autismo, nel senso che per evitare di ascoltare il cicaleccio di fondo dell’ufficio mi estraneo totalmente e cado in un letargo verbale che a volte dura anche un’ora.
Per ingannare il tempo faccio zapping su splinder e volteggio di blog in blog, da profilo in profilo lasciando decidere all’istinto e d è buffo notare come alla fine si finisce spesso sui soliti blog o sui blog amici di amici come se un invisibile file rouge ci legasse tutti gli uni agli altri. Eppure non posso fare a meno di pensare che anche se c’è “qualcosa” che accomuna, pensieri che uniscono, parole che affascinano alla fine siamo profondamente soli nel nostro individualismo. Passiamo ore a scrivere messaggi da chiudere in una bottiglia che poi lanciamo nell’oceano del web, ma siamo e restiamo fondamentalmente soli.
Non ho voglia di coltivare il giardino in questo periodo. Lo sto lasciando un po’ a se stesso e non mi sento in colpa più di tanto. I miei fiori sanno nutrirsi da soli, sopravvivono con poco, sanno che non posso dipendere esclusivamente da me per mantenersi in vita; anzi, per assurdo sono loro che danno energia a me e non viceversa. Ecco perché è nato questo piccolo angolo buio: per darmi forza e stimoli, non sono io che sono responsabile di quello che cresce qui, ma al contrario mi aspetto che da qui io possa raccogliere qualcosa che nel corso delle giornate possa aiutarmi a vedere tutto sotto un aspetto migliore. Non pianterò qui niente di bello e perfetto per la felicità di chi viene a capitarci per caso, non ho nessun dovere nei confronti dei visitatori se non quello di accoglierli con garbo. Non cercherò di attirare l’attenzione di nessuno con colori sgargianti e parole deferenti; chi deciderà di sostare sotto queste fronde a volte fredde e umide, sa che non ci saranno secondo fini da perseguire. Sarà un angolo in cui ripararsi dalla rumorosa folla frettolosa. Ci sarà una panchina un po’ scomoda su cui aspetterò con calore chi vorrà farmi compagnia, tenermi per mano e guardare insieme in silenzio lo spettacolo che il mio giardino vorrà offrire. Ecco perché spesso mi allontano e lascio disabitato questo spazio selvaggio: perché così al mio ritorno vedrò chi davvero mi ha atteso. Lo faccio anche nella vita reale…Mi allontano e mi nascondo quando scorgo l’attenzione di qualcuno nei miei confronti. Forse per paura di attaccarmi troppo agli affetti che non sono stati ancora messi alla prova e di rimanere delusa dalla vacuità di certe presenze effimere, sfuggo e mi disamoro prima che gli altri lo facciamo con me. Tranne poi tornare sui miei passi perché in fondo la solitudine è solo uno dei tanti aspetti della mia natura e in breve ricerco quei legami da cui mi ero allontanata. Se li ritrovo ancora lì, presenti e vivi come li avevo lasciati….allora so che posso contarci davvero. Esserci o non esserci in fondo non è solo questione di pigrizia ma è anche un modo per scoprire chi e cosa davvero conta per me. Non ho ancora capito se questa mia propensione indichi forza o debolezza. Se fuggo per paura di affrontare le difficoltà che potrei incontrare con gli altri o al contrario se così facendo mi rendo indipendente e autonoma….ecco un altro dei miei tanti dilemmi irrisolvibili. Ne ho una varietà infinita a cui sono affezionata e che ogni tanto rispolvero quando sono particolarmente in vena di introspezione, tranne poi lasciarli senza una risposta e passare a pensieri più leggeri.