A volte viene un’irrefrenabile voglia di ripescare cose e persone dal passato e non sempre questo desiderio significa che esse siano state fondamentalmente importanti; il fatto è che far crescere un rapporto di qualsiasi natura sia richiedere tempo ed energie senza contare i sacrifici, i compromessi che la costruzione di un amore (o amicizia) comporta. Fattostà che nell’inedia di questi tempi, nell’indolenza della nostra natura ci lasciamo tentare dal rispolverare vecchie abitudini e così ci trasciniamo lenti in storie finite oppure ricadiamo in falsi amori con la pretesa di renderli veri. Siamo convinti che a volte sia più facile ristabilire equilibri interrotti piuttosto che lanciarci in nuove avventure e ripartire da zero per qualcuno che non conosciamo ancora. Meglio dare fiducia a chi ha tradito le nostre aspettative oppure dare fiducia a chi non sappiamo ancora se può darci quello che cerchiamo? E’ così che si finisce per tornare a cercare persone che si è abbandonato perché inutili se non addirittura nocive? Perché poi ci si mette anche il tempo a giocarci brutti tiri annacquando i ricordi e lasciando solo il segno delle cose belle e obliando i dolori e le delusioni; così capita che un giorno un fantasma torni dritto dritto dal passato e tu ti chiedi perché no? Perché non dare una nuova possibilità a quella voce? Magari adesso finalmente arriveranno quelle risposte che a suo tempo non ho potuto, saputo, voluto trovare? Invece no. Se c’è stato un motivo ieri per scappare, tagliare i ponti, abbandonare la nave allora non c’è nessun valido motivo ora per scordare il passato e pensare che le cose possano essere diverse…migliori. C’è sempre un momento in cui si può scegliere dove andare e cosa fare…passato quel momento dopo non c’è modo né motivo per tornare indietro.
A Pianaccio le strade sono strette e ripide e non batte quasi mai il sole. A Pianaccio finisce la strada. A Pianaccio le case si arrampicano sulla costa come ragni sui muri. A Pianaccio capita che nel giro di dieci minuti il cielo si oscuri e inizi una bufera di neve. A Pianaccio i partigiani hanno lottato per il nostro paese. A Pianaccio fanno le crescentine più buone dell’Appennino. A Pianaccio ci sono tutte le contraddizioni di un paese di montagna; c’è il bello e il brutto, il buono e il cattivo e come tutti i paesi di montagna è impossibile non amarli per chi ci è nato o ha lì le proprie radici.
Come tutti i giovani c’è stato un tempo in cui ero contro tutto questo; in cui le mie “radici” non affondavano in nessun terreno; invidiavo le persone che dimostravano attaccamento alla propria terra perché io non sentivo legami con nessun luogo e mi chiedevo come in passato altri giovani come me potevano essere riusciti a lottare e morire per qualcosa del genere. Poi un giorno a casa della nonna trovai una cosa. Era nel cassetto del suo comò, il cassetto dove teneva le cose più preziose: i guanti di pelle chiara, il filo di perle che poi ho indossato per il matrimonio, le foto dei parenti e i santini dei morti. Ne trovai uno di un cugino di mia nonna, morto a 21 anni, partigiano giustiziato dai nazisti; nel santino c’era la foto di un bel giovane con i capelli chiari e gli occhi scuri e uno stralcio della lettera che scrisse ai genitori prima di morire. Allora capì tutto: imparai ad amare la mia terra ma soprattutto da quel giorno imparai il rispetto che si deve a chiunque ha lottato per noi, per lasciarci un mondo migliore, per chi ha difeso un’idea giusta e onesta, per chi al di là del tempo e dello spazio crede in qualcosa e si batte per quei sentimenti. Così ogni volta che muore un vecchio partigiano sento che tutti noi perdiamo qualcosa di insostituibile e prezioso. A Pianaccio adesso c’è un vecchio partigiano che merita di essere ricordato con un fiore.
Come ogni lunedì….peggio di ogni lunedì sono immersa nelle nebbie della Foresta di Huelgoat. Similitudine ardita, me ne rendo conto.
Questo week end siamo stati al mare a trovare i “bimbi” che sono al mare con i nonni per la tradizionale vacanza di fine scuola; il tempo non è stato dei migliori, ma in compenso non abbiamo trovato l’afa che era prevista nei giorni scorsi; l’afa no, ma le zanzare si: grosse come elicotteri e fameliche come lupi della Transilvania. Come sempre quando si sta bene il tempo è volato e purtroppo la domenica sera è arrivata veloce e inarrestabile; per godere fino all’ultimo dell’aria salmastra siamo rimasti in spiaggia fino intorno alle 20; è il momento più bello quello: quando ormai in spiaggia non c’è più nessuno e la luce diventa così speciale e magica che sembra essere “materiale”. Abbiamo fatto una passeggiata sul bagnasciuga e abbiamo notato che la marea stava già cominciando a salire perché stava iniziando a lambire le costruzioni di sabbia che i ragazzi si erano divertiti a creare nel pomeriggio.
“Ti ricordi le camminate sulle spiagge della Bretagna?”
“Si che le ricordo”.
Lassù puoi camminare per centinaia di metri e l’acqua non arriva mai a coprirti più che la caviglia, oppure può sbatterti con una violenza spaventosa con onde ghiacce e possenti in una delle sue baie sferzate dal vento.
Ieri ero in un posto che amo da quando avevo 12 anni, quando penso al mare “di casa” penso a Castiglione della Pescaia, ci andavamo in vacanza quando la Maremma era conosciuta solo per i cinghiali e le paludi, ma la Bretagna è il posto che ho nel cuore, basta una frase, una fotografia, basta camminare sul bagnasciuga e accorgersi che la marea è cosa viva e materiale perché nella mia mente si affacci il ricordo del Finisterre e del Morbihan. Trovo difficile esprimere a parole la magia della Bretagna, quell’innamoramento dell’anima che in nessun altro posto ho sperimentato.
Ed ecco spiegate le nebbie di Huelgoat.
Lo so….4 giorni di vacanza sono lunghi e non capita spesso di incappare in un ponte così lungo, ma sono lo stesso sorpresa da quanto sono stata bene in questi pochi giorni. Mi sembra di essere stata via dal lavoro per un mese tanto ho goduto di questa parentesi lavorativa. A volte, anzi spesso capita che il sabato sia il giorno più pesante della settimana perché è l’unico giorno in cui a casa posso sfaccendare dalla mattina alla sera e la domenica poi non basta per ricaricarsi. Questa volta invece me la sono presa comoda….andamento lento e spreco di energie ridotto al minimo indispensabile. Così è capitato che gli incontri e le parentesi di piacere si siano amplificate e quello che di solito mi concedo in un mese me lo sono preso in un solo week end. Ho iniziato a viziarmi con una mattinata di ozio vergognoso. Ho poltrito fino a tardi; non dormito no…..ma me ne sono stata appollaiata in mezzo alle coperte fino a un’ora improbabile persa in quel territorio di nessuno che sta tra il sonno e la veglia. La famosa ubriacatura da sonno è così piacevole!
Poi è stato un susseguirsi di sole, natura, leccornie, risate e chiacchere tra amici. Così ho fatto il pieno di ossigeno con una camminata in mezzo al bosco che è finita sotto gli spruzzi di una cascata freschissima. Camminare in compagnia della persona amata in mezzo al bosco che si sta risvegliando dopo l’inverno tra le chiacchere delle amiche, le risate dei figli e un cane spassoso che ti saltella intorno è pacifante!
Siamo poi finiti per ore con le gambe sotto al tavolo per un pranzo goloso in mezzo al verde in cui tra amici ci si scambiava i primi sfiziosi e le tagliate profumate. Così è andato a finire che tra una risata e l’altra ho mangiato spaghetti alla carbonara fatti in casa, strigoli agli asparagi e burrata, tortelli di carciofi e per finire bignè alla crema tocciati in una mega coppa di cioccolato fumante!
Mi è anche capitato di passare una serata piacevole con nuove conoscenze: i padroni di un posto da fiaba che si affaccia su una pittoresca valle di montagna e che sembra uscito da una rivista d’arredamento di case antiche. Sono amici di amici e così è capitato che siamo stati accolti in casa loro per una grigliata annaffiata da vini rossi e bianchi provenienti un po’ da tutto il mondo: perfino un rosso australiano di ben 13,50° che alla seconda bottiglia ti fa vedere canguri saltellanti per l’Appennino …per me che annaffio con un goccio d’acqua anche il san giovese è stato un trauma trovarsi a tavola con 10 bottiglie di vino e nemmeno una brocca d’acqua!

Questa serata “alcolica”sembrava fatta apposta per l’annuncio a sorpresa di un matrimonio inaspettato di due amici che si sposano dopo 14 anni di convivenza. La figlia di 13 anni è la più felice dei tre, il padre aveva una faccia perplessa nell’informarci dell’evento, sembrava più sorpreso di noi e l’espressione era buffissima! E lei era tutto un parlare di tende per la casa, di “dovete esserci tutti quella sera!” e noi per l’occasione abbiamo pensato di presentarci al ristorante con la tenda per accamparci a fine serata in previsione di bevute incontrollate!
In tutta questa girandola di “eventi” c’è stato spazio anche per un pomeriggio con i cugini francesi di passaggio in toscana e che mi hanno deliziato con resoconti dettagliati e sognanti di castelli della Dordogna e del Perigord. Adoro sentire parlare francese e non vedo l’ora di poter tornare una volta ancora in quel paese che non finisce mai di stupirmi!
Sono stata interminabile in questo mio resoconto di vacanze, ma come tutte le cose belle anche questi giorni ormai sono finiti e non voglio correre il rischio di dimenticarmi di quanto sono stati indimenticabili certi momenti, così ho pensato che metterli nero bianco (anzi blu su azzurro…) sarebbe stato come proteggere i miei ricordi dall’incuria del tempo.