E Se l’amore perfetto non esistesse? Lo chiedo a tutti quelli che leggo qua e là e che sono alla “ricerca dell’anima gemella”. Ho letto un sacco di persone che si crucciano per la fine di rapporti sbagliati (come se esistesse un modo di amare giusto e uno sbagliato) e ho letto anche cosa, dopo questi insuccessi amorosi, adesso si aspettano dalla vita: l’amore perfetto. Quello che ti fa stare in pace con te stesso e con il mondo; quello, per fare un esempio figurato, della famiglia del mulino bianco. Non esiste. Se e ripeto SOLO SE si incontra la persona “giusta” la costruzione di un amore è fatto di tanto altro. L’amore è imperfetto, come lo sono i nostri cuori. L’amore non fa solo star bene. Può e deve anche far male. Che rapporto sarebbe quello in cui ognuno fa quello che vuole, senza dare spiegazioni per soddisfare le proprie esigenze? Quale convivenza può arricchire se alla prima divergenza, al primo insuccesso ognuno prende il proprio spazzolino e se ne torna da dove è venuto per non “sopprimere” i bisogni personali?
Io non so se il mio amore imperfetto resisterà alle prove della vita, non so se tra 20…30 anni mi sveglierò ancora accanto all’uomo che amo, ma so che avrò fatto di tutto perché ciò accada e so che non sarà facile. So che sarà un percorso fatto di rinuncia dei miei desideri e sacrificio dei miei spazi. Come spesso lo è stato fin’ora e come sono contenta che sia stato, perché quello che ogni giorno ho ricevuto in cambio mi ha ripagato di ogni sforzo.
Mi sono sposata a 20 anni e quando gli amici facevano l’alba a bere birra e a divertirsi in ballotta anch’io ero sveglia, ma tra pannolini e pianti di neonati. Da allora sono passati quasi 17 anni e tanti giorni “imperfetti” nella vita mia e di mio marito, ma ancora oggi il nostro amore ci regala momenti meravigliosi e piccole, preziose, rare pietre con cui lastricare il nostro cammino.
Nonostante il vento
Nonostante i passi
Delle notti uguali che riporteranno
brividi
Lungo schiene ed occhi
Dilatati un poco
Affaticati ancora più di prima
O forse come adesso,
nonostante parli
spesso ad alta voce
e nessuno crede a ciò che dici
a quel che immagini
nonostante tutto
io ti ascolterò quando non parli
quando non mi guardi
io ti vedrò lo stesso.
Ti aspetterò, ti chiamerò cuore deciso
Nella mente, nelle pieghe del viso
Sarai da curare ancora un poco
Nonostante veda
Quanta vita facile
Quanto amore docile
Precipita l’immagine
Della nostra storia
Se ti sembra dura ed invincibile
Davvero
Io t’amerò lo stesso.
Ti aspetterò, ti prenderò come un
sorriso
Fino a casa quando torni deluso
Sarai da curare ancora
A Pianaccio le strade sono strette e ripide e non batte quasi mai il sole. A Pianaccio finisce la strada. A Pianaccio le case si arrampicano sulla costa come ragni sui muri. A Pianaccio capita che nel giro di dieci minuti il cielo si oscuri e inizi una bufera di neve. A Pianaccio i partigiani hanno lottato per il nostro paese. A Pianaccio fanno le crescentine più buone dell’Appennino. A Pianaccio ci sono tutte le contraddizioni di un paese di montagna; c’è il bello e il brutto, il buono e il cattivo e come tutti i paesi di montagna è impossibile non amarli per chi ci è nato o ha lì le proprie radici.
Come tutti i giovani c’è stato un tempo in cui ero contro tutto questo; in cui le mie “radici” non affondavano in nessun terreno; invidiavo le persone che dimostravano attaccamento alla propria terra perché io non sentivo legami con nessun luogo e mi chiedevo come in passato altri giovani come me potevano essere riusciti a lottare e morire per qualcosa del genere. Poi un giorno a casa della nonna trovai una cosa. Era nel cassetto del suo comò, il cassetto dove teneva le cose più preziose: i guanti di pelle chiara, il filo di perle che poi ho indossato per il matrimonio, le foto dei parenti e i santini dei morti. Ne trovai uno di un cugino di mia nonna, morto a 21 anni, partigiano giustiziato dai nazisti; nel santino c’era la foto di un bel giovane con i capelli chiari e gli occhi scuri e uno stralcio della lettera che scrisse ai genitori prima di morire. Allora capì tutto: imparai ad amare la mia terra ma soprattutto da quel giorno imparai il rispetto che si deve a chiunque ha lottato per noi, per lasciarci un mondo migliore, per chi ha difeso un’idea giusta e onesta, per chi al di là del tempo e dello spazio crede in qualcosa e si batte per quei sentimenti. Così ogni volta che muore un vecchio partigiano sento che tutti noi perdiamo qualcosa di insostituibile e prezioso. A Pianaccio adesso c’è un vecchio partigiano che merita di essere ricordato con un fiore.
Stamani stavo andando al lavoro in auto, come al solito in ritardo e come al solito ascoltando la mia musica preferita e come al solito con i finestrini aperti; ormai non è più freddo nemmeno la mattina presto e mi piace sentire gli odori della natura. Credo che la gente riconosca le stagioni dai colori, per me sono gli odori a renderle uniche. L’odore della pioggia in estate è diverso dalla stessa pioggia di novembre, l’odore dell’aria di gennaio è diverso dalla brezza di aprile. Se un giorno perdessi la memoria, il senso dello scorrere dei giorni e dei mesi potrei indovinare la stagione che vivo dal profumo del suo vento, mi basterebbe aprire le finestre, a occhi chiusi annusare l’aria e farmi accarezzare dal vento per scoprire se i prati sono coperti di neve candida o costellati di rosso papavero, se i rami sono spogli e disadorni oppure carichi di frutti succosi. Il vento parla, porta con se presagi di tempeste e inverni gelidi, e a chi sa ascoltare accenna l’arrivo del sole. Il vento rivela quel che di segreto la natura prepara e custodisce, nel vento ci sono le avvisaglie di quel che ci porterà il domani. Basta alzare lo sguardo al cielo e lasciarsi sfiorare dal suo tocco profumato di mille aromi.
Ps: ho cercato una bella immagine del vento ma mi sono accorta che pochi sono riusciti a fermarne la corsa.
"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana."
(J. F. Kennedy; citazione che Giovanni Falcone amava spesso riferire)
