La finestra prima appena socchiusa si è definitivamente aperta, spalancata e ormai lascia intravedere ben parte del panorama futuro. Non vedevo l’ora di lasciarmi alle spalle uno scenario vecchio di quasi 10 anni in cui ormai ogni stimolo si era assopito e infatti ora mi sento piena di nuove energie, idee e propositi e tutto questo per avere cambiato posto di lavoro. Dicono che cambiare lavoro venga al terzo posto nell’elenco di avvenimenti che cambiano il corso della vita, dopo un lutto e dopo un trasloco e credo che sia proprio vero. Si dice sempre che si lavora per vivere e non il contrario ma indubbiamente il lavoro ci condiziona la vita, o meglio noi ci adattiamo ad esso e ci facciamo influenzare dalle conseguenze che ne derivano. Lavoravo in un ambiente statico con una quotidianità monotona e con abitudini invariabili e di conseguenza vivevo in modo ripetitivo, opaco, noioso. Il nuovo ambiente è caotico, movimentato, vivace e anche io ho nuovi stimoli da inseguire, ogni giorno nuovi impulsi mi muovono e mi spingono ad agire e non parlo di cose eclatanti, di cambiare vita o abitudini; parlo di piccoli effetti concretamente visibili come fare una torta per la merenda dei ragazzi, come avere voglia di andare a farmi i capelli più spesso, come prendermi il tempo per chiacchierare con un’amica o fare una passeggiata nell’aria frizzante della sera. Sapevo che avevo bisogno di questo cambiamento per vivere di nuovo la mia vita pienamente, la sapevo da anni e il fatto di non avere la possibilità di farlo mi faceva sentire bloccata in una non-vita che iniziavo a odiare e l’irritazione mi covava dentro aumentando il mio senso di inadeguatezza. Sentivo la mia esistenza come bloccata su un binario morto, frenata da macigni invisibili, interrotta davanti a un ostacolo inamovibile. Ora finalmente sembra che tutto stia per cambiare e alla mia finestra si è stagliata una nuova vita.
Si, lo so. Ne ho già parlato prima e forse non è politicamente corretto scrivere due volte dello stesso argomento, ma ieri sera è stato troppo divertente rivedere “Il diavolo veste Prada” insieme ai miei uomini. Faccio una premessa; quando si deve scegliere un dvd a noleggio per una serata “prima-fila” in casa nostra bisogna scegliere il film secondo criteri molto accurati: non deve essere vietato ai minori di 10 anni, non deve essere un cartone animato, non deve essere romantico, né demenziale, né intellettuale, possibilmente non italiano, né horror: insomma rimane una risicata gamma di titoli tra cui optare. Ieri sera ho convinto il pubblico di casa a prendere uno dei mie film preferiti e il successo mi ha sorpreso. Per farla breve mio figlio ha mancato la puntata di “Lost” per vedersi Miranda Pristley e questo è davvero il massimo del gradimento che ci si potesse aspettare. Per non parlare di come ci zittiva mio marito quando cercavo di spiegare al piccolo come Miranda sia riuscita a mantenere il suo posto di direttrice silurando l’avversaria. Oppure di come cercassero di prevedere le scene successive dopo l’iniziale insuccesso di Andy. Naturalmente alla fine l’orgoglio “maschile” ha prevalso sul resto e se ne sono usciti con un “Porca miseria! Ho perso quasi tutta la puntata di Lost!” e con un “Si dai, carino ma è una commediola”. Resta il fatto che ho scoperto in loro una vena femminile del tutto inaspettata e la ciliegina sulla torta è stata la risposta del mio cucciolo a questa domanda: “Chissà perché i gay sono sempre così sexy?”, “Perché sono così simili a voi forse”. Amo gli uomini così!
E’ arrivata. L’aria del Natale si sente tutto intorno a noi…Indubbiamente: Natale is now!
E dopo questo inizio dolcemente melenso posso cominciare a parlare come una persona normale. Ma il fatto è che a me il Natale fa davvero quest’effetto. A ottobre comincio a pensare a cosa mi piacerebbe regalare a chi. A novembre mi rendo conto che se davvero comprassi tutto quello a cui ho pensato mi ritroverei a lavare i vetri ai semafori. A dicembre ho in mano la lista ridotta ai minimi termini, che quotidianamente modifico, cancello, aggiorno e ripristino. Ora: lo so che pecco di consumismo convulso e maniacale, ma naturalmente io la vedo in maniera diversa. E’ il mio modo di dimostrare a chi amo di quanto grande sia il mio affetto; spendere prima di tutto tempo e propositi per le persone a cui tengo mi sembra un modo per far capire loro quanto li tengo nei miei pensieri. Non per mia scelta sono nata figlia del materialismo e di conseguenza questo è il mio naturale modo di manifestare sentimenti. Insomma: in testa mia mi sono convinta che in fondo in fondo qualcosa di buono c’è anche nella orripilante e ripugnante corsa ai regali di Natale. Il segreto di questo risvolto romantico per una pratica squallida e mediocre forse sta nel fatto che mi obbligo a comprare tutto almeno 2 settimane del Natale, quando la gente ancora non è vittima della frenesia degli ultimi giorni, così passeggiare quando non c’è nessuno fra gli scaffali mi preserva da crisi isteriche. Se poi condisco tutto con biglietti augurali scritti ad personam con un fiume di parole strappalacrime riesco a mettere la ciliegina sulla torta…anzi sul panettone! E come direbbe qualcuno di mia conoscenza: HAVE A NICE CHRISTMAS!
Capita che a volte si abbia bisogno di una bella lezione. Allora si rimane un po’ ammaccati e stropicciati dalla vita. Capita poi che quando meno te lo aspetti la vita ti concede anche il giusto conforto. Allora cosa c’è di meglio per consolarsi che una serata alcolica? Leggermente alcolica…ovviamente.
Prendi tre amiche e un viaggio in auto passato senza smettere un attimo di parlare, parlare, parlare di tutto e di tutti.
Prendi una città magica, affascinante, colorata e viva come Bologna di notte.
Prendi un locale rumoroso e pieno di musica, la musica giusta che fa muovere le mani e battere il piede a ritmo.
Prendine tre di questi locali……
Prendi un mojito fresco e profumato, un daiquiri alla fragola dolce e succosa, una crema di whisky morbida e ghiacciata.
Prendi tante gente che passa, gente ricca, gente povera, gente chiassosa, gente snob, gente buffa e comica, gente seria e forse triste, gente da scrutare, da osservare, da riderci su o da fantasticare.
Prendi che dopo un po’ rischi di non essere più tanto lucida, che ridi per un niente e che la serata passa veloce portandosi via i pensieri tristi e deludenti.
C’è che adesso son pronta e so cosa veramente voglio, c’è che ho capito cosa sono disposta a dare e cosa invece preferisco tenere per me.
C’è che serate così sono un balsamo e che magari non occorre aspettare la prossima sconfitta per uscire a cercare nuovi stimoli.
In questo blog si ride troppo poco e allora per rallegrare il clima degli ultimi giorni (davvero tetri) ho cercato un’immagine un po’ più effervescente. Giusto per sollevare il morale di chi si trova a passare di quà per caso e viene colto dall’impulso di fuggire a gambe levate; usatelo a mò di benvenuto! Per fortuna chi passeggia d’abitudine nel giardino sa che l’Autunno che aleggia pesante sulle mie aiuole e siepi è solo un aspetto marginale del mio carattere; sono felice di poter mostrare, a chi voglia soffermarsi a osservare a fondo, quello che continua a sbocciare nascosto ai più e che è pieno di colori, profumi e gioia. Un’amica una volta mi disse che ognuno usa il blog come meglio crede ed effettivamente la penso proprio così.. con una piccola aggiunta: lo usano come uno specchio riflesso che svela la parte nascosta delle persone; capita allora che ci siano persone insoddisfatte e sole che nel blog esasperano la loro vena caciarona e ridanciana, poi viceversa ci sono persone felici e realizzate che scrivendo riversano il loro lato “oscuro” e malinconico. Ci ho riflettuto l’altro giorno, quando mi sono sentita dire che effettivamente posso risultare noiosa. Noiosa perché sono felice. Allora mi è sorta spontanea una domanda: sono noiosa perché sono felice o sono felice perché sono noiosa? Perché tra le due c’è una gran bella differenza!! La risposta che è stata accesa è stata che sono noiosa perché sono felice e questo mi ha messo l’animo in pace e anzi mi pare che il prezzo per essere felice sia davvero irrisorio. Ci sto a essere una noiosa felice piuttosto che essere una simpatica infelice. Affare fatto. Poi a volte mi faccio prendere dalla felicità e mi scappa di essere un po’ stronza, ma questo è un altro discorso.