“C’è che spesso abbiamo bisogno di ritagliarci spazi, spazi coperti dal troppo altruismo verso persone che forse non lo meritano e c’è che la masturbazione forse può essere un mezzo per poter apprendere quel cinismo che serve per essere meno altruisti e vedere appieno chi e cosa merita il nostro tempo”.
Insomma…la masturbazione come metodo di liberazione mentale? Oggi si chiacchierava a questi livelli e nonostante ne abbia parlato per almeno mezz’ora abbondante non sono affatto convinta della conclusioni. Ammetto che trenta minuti di dibattito non sono accademicamente apprezzabili, ma tant’è, magari bastano per lanciare il sasso nello stagno e vedere in quanti cerchi concentrici si propaga l’onda. Perché si, lo devo ammettere quello per me è un mondo semisconosciuto e sentirne parlare in termini di “cura mentale” poi mi ha divertito e sorpreso. Non me la sento di bocciare a priori questa tesi però un appunto mi è venuto di farlo di getto. Non so....non vorrei sembrare la solita femminista mentalmente frigida, ma credo che per voi uomini (perché se non si è capito il dialogo si è svolto con un uomo) sia naturale far passare i pensieri attraverso il cavallo dei pantaloni e liberare i vostri fantasmi da lì, ma davvero credimi per noi donne la cosa è più complessa. Non voglio sminuire la vostra "carnalità" ma per una donna la carne si accompagna spesso (se non sempre) al sentimento..e non so se aggiungere purtroppo. Insomma per farla breve la prendo come una visione testosteronica ma vorrei capire se mi sono persa qualcosa di importante della rivoluzione del ’68, se davvero si può iniziare a scoprire il valore del proprio tempo partendo da lì…Ora: il mio amico ha previsto strali di critiche e irose repliche. Ma io come al solito non la penso come lui.
Si, lo so. Ne ho già parlato prima e forse non è politicamente corretto scrivere due volte dello stesso argomento, ma ieri sera è stato troppo divertente rivedere “Il diavolo veste Prada” insieme ai miei uomini. Faccio una premessa; quando si deve scegliere un dvd a noleggio per una serata “prima-fila” in casa nostra bisogna scegliere il film secondo criteri molto accurati: non deve essere vietato ai minori di 10 anni, non deve essere un cartone animato, non deve essere romantico, né demenziale, né intellettuale, possibilmente non italiano, né horror: insomma rimane una risicata gamma di titoli tra cui optare. Ieri sera ho convinto il pubblico di casa a prendere uno dei mie film preferiti e il successo mi ha sorpreso. Per farla breve mio figlio ha mancato la puntata di “Lost” per vedersi Miranda Pristley e questo è davvero il massimo del gradimento che ci si potesse aspettare. Per non parlare di come ci zittiva mio marito quando cercavo di spiegare al piccolo come Miranda sia riuscita a mantenere il suo posto di direttrice silurando l’avversaria. Oppure di come cercassero di prevedere le scene successive dopo l’iniziale insuccesso di Andy. Naturalmente alla fine l’orgoglio “maschile” ha prevalso sul resto e se ne sono usciti con un “Porca miseria! Ho perso quasi tutta la puntata di Lost!” e con un “Si dai, carino ma è una commediola”. Resta il fatto che ho scoperto in loro una vena femminile del tutto inaspettata e la ciliegina sulla torta è stata la risposta del mio cucciolo a questa domanda: “Chissà perché i gay sono sempre così sexy?”, “Perché sono così simili a voi forse”. Amo gli uomini così!
Cena tra amici; ci si ritrova dopo le “scorribande” estive a raccontarsi e raccontare le serate che diventeranno i souvenir del 2007. Tra un boccone e l’altro le discussioni si animano e ci si inerpica in un difficile dibattito del tipo “nonèbellociòcheèbellomaèbellociòchepiace”. Il pomo della discordia naturalmente l’ho scagliato io partendo da una domanda che per me risulta sempre ostica: “perché gli uomini considerano “bella” una donna che dal nostro punto di vista si può al massimo paragonare a una cozza dell’atlantico?”. Sorvolando su teorie sessiste che vogliono le donne più obiettive degli uomini e su spiegazioni ingenue che ritengono “davvero bella” la cozza in questione,
l’unica interpretazione plausibile che ne ho ricavato è che esistono due tipi di bellezza: quella soggettiva e quella oggettiva. Ci sono uomini/donne che oggettivamente si possono e si devono ritenere belli e questo è sotto gli occhi di tutti e ci sono bellezze soggettive che sono visibili solo agli occhi della vittima di Cupido. Mi rendo conto che entrare nella questione del bello/brutto in fatto di chimica tra uomo e donna è molto difficile e infatti rimane insoluto il dilemma di come certe donne risultino “belle” per gli ometti marpioni, ma ho trovato un esempio di oggettivo/soggettivo su cui chiunque può darmi ragione: la musica.
Ci sono pezzi della storia della musica che fanno venire i brividi al primo ascolto, melodie che oggettivamente sono perfette; al di là del tempo, delle mode, delle culture e del background personale ci sono canzoni che toccano l’anima di tutti (Queen, Frank Sinatra, Marvin Gaye) e poi ci sono canzoni che soggettivamente hanno un significato sublime, unico e prezioso solo per chi le ha vissute sulla propria pelle (per me U2, Vasco Rossi, Ligabue, Elisa, Depeche Mode, Tori Amos ecc ecc ecc ecc).