Capita che a volte si abbia bisogno di una bella lezione. Allora si rimane un po’ ammaccati e stropicciati dalla vita. Capita poi che quando meno te lo aspetti la vita ti concede anche il giusto conforto. Allora cosa c’è di meglio per consolarsi che una serata alcolica? Leggermente alcolica…ovviamente.
Prendi tre amiche e un viaggio in auto passato senza smettere un attimo di parlare, parlare, parlare di tutto e di tutti.
Prendi una città magica, affascinante, colorata e viva come Bologna di notte.
Prendi un locale rumoroso e pieno di musica, la musica giusta che fa muovere le mani e battere il piede a ritmo.
Prendine tre di questi locali……
Prendi un mojito fresco e profumato, un daiquiri alla fragola dolce e succosa, una crema di whisky morbida e ghiacciata.
Prendi tante gente che passa, gente ricca, gente povera, gente chiassosa, gente snob, gente buffa e comica, gente seria e forse triste, gente da scrutare, da osservare, da riderci su o da fantasticare.
Prendi che dopo un po’ rischi di non essere più tanto lucida, che ridi per un niente e che la serata passa veloce portandosi via i pensieri tristi e deludenti.
C’è che adesso son pronta e so cosa veramente voglio, c’è che ho capito cosa sono disposta a dare e cosa invece preferisco tenere per me.
C’è che serate così sono un balsamo e che magari non occorre aspettare la prossima sconfitta per uscire a cercare nuovi stimoli.
Stamani stavo andando al lavoro in auto, come al solito in ritardo e come al solito ascoltando la mia musica preferita e come al solito con i finestrini aperti; ormai non è più freddo nemmeno la mattina presto e mi piace sentire gli odori della natura. Credo che la gente riconosca le stagioni dai colori, per me sono gli odori a renderle uniche. L’odore della pioggia in estate è diverso dalla stessa pioggia di novembre, l’odore dell’aria di gennaio è diverso dalla brezza di aprile. Se un giorno perdessi la memoria, il senso dello scorrere dei giorni e dei mesi potrei indovinare la stagione che vivo dal profumo del suo vento, mi basterebbe aprire le finestre, a occhi chiusi annusare l’aria e farmi accarezzare dal vento per scoprire se i prati sono coperti di neve candida o costellati di rosso papavero, se i rami sono spogli e disadorni oppure carichi di frutti succosi. Il vento parla, porta con se presagi di tempeste e inverni gelidi, e a chi sa ascoltare accenna l’arrivo del sole. Il vento rivela quel che di segreto la natura prepara e custodisce, nel vento ci sono le avvisaglie di quel che ci porterà il domani. Basta alzare lo sguardo al cielo e lasciarsi sfiorare dal suo tocco profumato di mille aromi.
Ps: ho cercato una bella immagine del vento ma mi sono accorta che pochi sono riusciti a fermarne la corsa.
Questa mattina ho letto che “C’è sempre un motivo per scrivere”.
E’ esattamente il contrario di quello che faccio di solito io, che penso “c’è sempre un motivo per restare in silenzio”
Eppure vederlo dichiarare da altri mi ha fatto riflettere sulla possibilità di fare mia questa frase. Usare la parola come strumento di liberazione potrebbe essere un buon esercizio di pacificazione; dovrei forzare le mie barriere e liberarmi di tutte le zavorre a cui mi annodo e cercare di lasciar correre i pensieri invece di imbrigliarli e dirigerli secondo coscienza. Magari verrà fuori la parte più “scomoda” di me…ma in fondo non succede già? Rileggendomi devo ammettere che quello che ho scritto è un quadro onesto e obiettivo dei miei pensieri eppure qualcosa di me non traspare, la mia parte solare e giocosa è oscurata da quella razionale e meditativa. Eppure nel mio modo di stare in mezzo alle tempeste della vita tutto sono fuorché riflessiva e concreta. E poco importa se invece che tempeste sono leggeri zeffiri, a me basta un niente per sollevarmi in volo e lasciarmi trascinare dalle correnti. In passato ho adorato questo mio volteggiare in volo libero su cose e persone, amavo essere ancora la bambina sventata che si lascia trasportare dagli eventi; lo consideravo un vanto sapersi fidare incondizionatamente del cuore piuttosto che della mente. L’ho pensato finchè il mio deltaplano emotivo è violentemente precipitato su acque inospitali e ostili; allora ho dovuto effettuare un ammaraggio di fortuna e raggiungere a nuoto una terra sconosciuta e fredda: quella della razionalità e della logica. Ho presto capito che per sopravvivere dovevo sfoggiare cinismo e freddezza e da allora ho dato priorità ai ragionamenti e messo da parte i sentimenti. Chi si ricorda le sorelle Daswhood? Non è facile far convivere in un unico essere Elinor (di buon senso, equilibrata, con tanta forza di carattere e spirito di sacrificio) e Marianne (romantica, sognatrice, molto incline a esasperare i suoi sentimenti, e a farsene coinvolgere senza un minimo di raziocinio). E’ logico che in certi frangenti le due nature cozzino tra loro e l’equilibrio faticosamente costruito si sbilanci…Per esempio quando scrivo accade che il mio autocontrollo raggiunga livelli altrimenti irrealizzabili e accade che la parte più dolce e tenera venga annegata nello scetticismo. Lo so…per la maggior parte delle persone accade il contario: scrivere è da sempre considerato uno sfogo in cui liberare idee nascoste e sconosciute; per me risulta difficile farlo e mi domando se ormai i miei fardelli emotivi sono troppo pesanti per poterli infrangere e scavalcare.