E ci sono punti di domanda che lasciano a bocca aperta.
Ci sono domande che ormai rimarranno senza risposta e lasciano solo il senso di colpa di non aver saputo ascoltare, di non aver saputo vedere…di non aver saputo.
Ti viene da pensare quanto possa essere egoistica la disperazione di qualcuno che ha tutto e non riesce più ad accettare l’amore che gli viene donato. Ma poi da qualche parte in fondo in fondo rimane un piccolo, esile sentimento di pietà e allora tutta l’impotenza prende il sopravvento e si rimane attoniti, stupiti e immobili di fronte a tanto dolore.
Silenzio.
Solo silenzio.
Lunedì mattina….chissà perché anche dopo la domenica più tranquilla che si possa auspicare il lunedì si presenta sempre così drammaticamente pesante? Sono le 9.30 e dopo una bella tazza fumante di earl grey non sono ancora registrati segni di risveglio dell’encefalo. Un po’ è da imputarsi alla mia tattica di difesa nei confronti delle chiacchere d’ufficio; tattica che si può definire come una lieve forma di autismo, nel senso che per evitare di ascoltare il cicaleccio di fondo dell’ufficio mi estraneo totalmente e cado in un letargo verbale che a volte dura anche un’ora.
Per ingannare il tempo faccio zapping su splinder e volteggio di blog in blog, da profilo in profilo lasciando decidere all’istinto e d è buffo notare come alla fine si finisce spesso sui soliti blog o sui blog amici di amici come se un invisibile file rouge ci legasse tutti gli uni agli altri. Eppure non posso fare a meno di pensare che anche se c’è “qualcosa” che accomuna, pensieri che uniscono, parole che affascinano alla fine siamo profondamente soli nel nostro individualismo. Passiamo ore a scrivere messaggi da chiudere in una bottiglia che poi lanciamo nell’oceano del web, ma siamo e restiamo fondamentalmente soli.
Dunque. Mi viene in mente solo una parola: perplessa. Eppure se riuscissi a vedere la cosa da una prospettiva diversa credo che tutto apparirebbe chiaro e lampante; il problema è che un altro punto di vista non c’è…o meglio non c’è chi me lo può spiegare. Quindi resto con espressione ebete e attonita di fronte alla piega presa dagli eventi. E sono sorpresa soprattutto dal comportamento di persone che si ha la pretesa di conoscere e che invece a quanto pare in anni di quotidiana convivenza hanno inconsapevolmente indossato una maschera; visto che tutt’un tratto si rivelano essere così schive a un confronto diretto e chiaro che possa appianare gli attriti e risolvere gli equivoci. Non sono affatto sorpresa di vedere svanire in una bolla di sapone un rapporto virtuale: questo accade da anni, questo accadrà sempre. Credo che dipenda essenzialmente da me e dalla mia indole: non sono evidentemente compatibile con certi tipi di comunicazione. Di questo ho preso atto qualche anno fa e non ne ho mai fatto mistero; non mi sono mai incolpata di questo desiderando essere diversa e “migliore”. Semplicemente così è. Credevo solo che ci fossero eccezioni a conferma di questa regola cosmica. Una regola, un punto fermo, un esempio di amicizia solida (la voglio chiamare così a dispetto dei sopraggiunti mutamenti) credevo di averlo trovato e ci facevo un affidamento cieco; un rapporto forte e sincero che si ritiene inossidabile perché già messo alla prova e testato ripetutamente. Era una di quei vincoli affettivi su cui come si suol dire “ci metterei la mano sul fuoco”…e per fortuna che è solo un modo di dire! Perché come spesso accade in questi casi avrei fatto la fine di tal Muzio Scevola. Così accade che anche le amicizie più sincere inconsapevolmente e lentamente si incrinano, qualcosa o qualcuno senza malizia e senza dolo si frappone con nuovi stimoli e nuove motivazioni e un giorno accade che quello che si riteneva indissolubile appaia d’un tratto ai nostri occhi come un vetro rotto: scheggiato, offuscato e inutile. Non ritengo sia responsabilità dei nuovi venti l’aver spazzato via il “vecchio”. Il nuovo di per sé è sempre fonte di arricchimento e evoluzione, ben venga quindi. La colpa (e in questo caso voglio usare un termine che altrimenti aborro) è di chi non ha saputo e di conseguenza non ha voluto mantenere vivo un legame forse vecchio di anni, ma che comunque per qualcuno era impagabile e insostituibile. Io non so se in questo caso si possa parlare di libero arbitrio, se la scelta di allontanarmi sia stata consapevole o indotta dall’esterno; in ogni caso in tutta coscienza non credo di essermelo meritato, se è bastato il mio essere me stessa a separarmi da questa persona credo di non potermi opporre. Se c’è una cosa che ho imparato nella mia “breve” esistenza è che: cambiare per gli altri è mentire a se stessi e convinta di questo ho sempre rifiutato di “snaturarmi” per accondiscendere alle aspettative altrui. Resta il fatto che fa male vedere le proprie parole confidate in privato proclamate da terzi, vedere storpiato e stravolto il mio pensiero come se fosse qualcosa su cui ridere e fare battute. Questa è l’unica cosa che non riesco ad accettare. E non lo accetto in nome di quell’amicizia che anche se non ha più valore era comunque fino a ieri una cosa tangibile e su cui fare affidamento. Ognuno fa le sue scelte e io per prima difendo il diritto all’abbandono, ma ci sono modi e modi di lasciare dietro le spalle affetti e persone care. E questo è stato decisamente pessimo…..