Premetto che io non credo nella sfortuna. Non credo che si possa subire qualcosa non imputabile alle nostre personali responsabilità. Se ci succede (o non ci succede) qualcosa credo che ciò dipenda esclusivamente dal nostro comportamento e dalle nostre scelte. Ma…..sta di fatto che ultimamente faccio sempre più fatica a credere che non sia così: è come se il bioritmo planetario stia subendo una curva discendente costante e generalizzata. Non ricordo da quanto tempo chiedendo a qualcuno “Come va?” abbia risposto “Va tutto a gonfie vele!”; stranamente a questa domanda ognuno risponde con una sfiga diversa e più o meno bizzarra. Ho sempre considerato valido il 3° principio della dinamica per cui "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” applicabile anche alla vita di tutti i giorni: Ecco: mi pare che ultimamente questa regola sia stata sovvertita e casualmente in modo più o meno grave siamo “colti” da sfortune che non sono equilibrate da un corrispettivo colpo di culo. Lasciandosi andare alla superstizione verrebbe da pensare che forse occorre “celebrare” un rito scaramantico per riportare l’ordine nelle nostre vite: un incantesimo da praticare la notte di Lughnasadh a base di trifoglio, cannella e candele gialle con tanto di formule magiche e gesti propiziatori.
Ripensavo alle parole di Bessola: a come quello che scriviamo perda di ispirazione e di spessore se viviamo in uno stato di serenità e soddisfazione e allora mi sono ricordata di un'antica leggenda e al libro che me l'ha fatta conoscere. E' uno dei miei libri preferiti e ricordo ancora la prima volta che lo vidi: era d'estate in una piccola piazza bretone, la vetrina del negozio era minuscola e buia, ma appena dentro si entrava in un enorme e colorato mondo di carta. Il libro mi attrasse per le enormi dimensioni, era poggiato su un leggio di legno antico e le pagine erano spesse e ruvide al tatto. Le immagini mi sono rimaste impresse per anni nella mente finchè un giorno trovai in una libreria l'edizione economica di quel fantastico libro e da allora ogni tanto torno a sfogliarlo e a sognare su quelle storie. Questa è quella a cui ripensavo ieri.
"Leanan Sidhe è una figura molto particolare: riesce a collocarsi a metà tra l'essere fatato, la dea e il vampiro.
Leanan Sidhe significa "amante fatata", e infatti la sua essenza trasuda desiderio. Un desiderio che si può esplicare in vario modo, dall'amore vero e proprio all'ispirazione artistica. Questo essere estremamente affascinante è dea, in quanto Musa ispiratrice dei poeti, che ella stessa sceglie ed elegge. Ma il prezzo da pagare per poter godere della sua ispirazione è molto alto: perchè se da un lato Leanan Sidhe dà, dall'altro si prende, e prende molto.
La vita, ecco quello che chiede questa Musa ai suoi protetti: e qui esplica la sua natura di vampiro. E così abbiamo una specie di "contratto" morboso: gli artisti si nutrono della sua ispirazione. Lei si nutre degli artisti. E' per questo che coloro che vengono ispirati da lei hanno vita sì brillante, ma anche molto breve.
La sua natura, quindi, è decisamente ambigua: dispensa e dà, dona grandemente e toglie crudelmente. Tuttavia, per alcuni, il suo potere sull'artista prescelto non termina con la morte dell'umano. Pare che, forse a ricompensa dell'alto prezzo richiesto, Leanan Sidhe porti con sè l'anima del suo protetto nella Terra della Giovinezza, dove grazie all'ispirazione della Dea - demone potrà continuare a coltivare la sua arte. Arte di cui noi, rimasti qui sulla Terra, non potremo mai godere.
Leanan Sidhe sembra un essere fatato che, più degli altri, è attratto dall'amore, sia quello che gli altri provano per lei, che quello che lei può provare per gli altri. La sua visione del sentimento sembra ambivalente, crudele e appassionata allo stesso tempo: approfittando della sua straordinaria bellezza, testa la forza d'animo degli uomini. Se non resistono al suo fascino, saranno suoi schiavi per tutta la vita. Viceversa, se riusciranno a resisterle, sarà lei ad essere loro schiava. Tutto questo può ricordare una figura dell'epica omerica, la maga Circe, che spietata riduce chi non è capace di resistele in maiali e che, invece, davanti a Ulisse che le resiste cede e si innamora di lui." Testo tratto dal sito: http://latorredivetro.altervista.org
C’erano una volta due campanili. Sorgevano sulla piazza di un minuscolo paese di montagna e da sempre i loro rintocchi risuonavano all’unisono. Erano stati costruiti pietra su pietra nel corso di molti anni partendo dal nulla, ma con tanto amore e tanta passione che ben presto si erano rivelati forti e resistenti a ogni intemperia; ogni tanto un fulmine si abbatteva sulla guglia di uno dei due campanili ed era capitato anche che piccoli terremoti scuotessero le loro fondamenta, ma mai per nessun motivo era capitato che le note delle due campane non suonassero in perfetta armonia. Passarono gli anni e i due campanili gemelli con i loro tocchi forti e sicuri divennero il simbolo di quel piccolo angolo di mondo, le stagioni ai loro piedi si susseguivano incessantemente finchè un giorno….nel silenzio e nella quiete dell’aria mattutina le due campane iniziarono a suonare con un leggerissimo indugio, a un orecchio straniero l’armonia sarebbe risultata perfetta eppure per chi era abituato a sentire ogni giorno quei doppi rintocchi qualcosa di stonato d’un tratto era apparso. Era una piccola, quasi impercettibile dissonanza che da quel giorno si ripeteva abitualmente, anche se niente di clamoroso e appariscente era accaduto che potesse giustificare quel cambiamento sì trascurabile ma decisamente chiaro. Gli abitanti sorpresi e attoniti si chiedevano cosa mai fosse avvenuto perché adesso le loro campane fossero diventate così discordi e si domandavano se l’una suonasse in anticipo o se l’altra avesse accusato un ritardo inspiegabile; quale delle due campane adesso suonava l’ora esatta? Senza sapere quale delle due campane era quella che stonava come avrebbero fatto a riparare il danno? Se avessero spostato le lancette dell’orologio preciso l’altro avrebbe comunque continuato a suonare in dissonanza….nella confusione più assoluta si levavano le voci più disparate, ci fu perfino chi suggerì di abbattere i due campanili e di costruire due nuove strutture, ma né questa né altre soluzioni risultarono accettabili e ancora oggi su quella piazza si attende che arrivi qualcuno a risolvere il problema delle campane stonate.