venerdì, 09 novembre 2007

parcoA Pianaccio le strade sono strette e ripide e non batte quasi mai il sole. A Pianaccio finisce la strada. A Pianaccio le case si arrampicano sulla costa come ragni sui muri. A Pianaccio capita che nel giro di dieci minuti il cielo si oscuri e inizi una bufera di neve. A Pianaccio i partigiani hanno lottato per il nostro paese.  A Pianaccio fanno le crescentine più buone dell’Appennino. A Pianaccio ci sono tutte le contraddizioni di un paese di montagna; c’è il bello e il brutto, il buono e il cattivo e come tutti i paesi di montagna è  impossibile non amarli per chi ci è nato o ha lì le proprie radici.

Come tutti i giovani c’è stato un tempo in cui ero contro tutto questo; in cui le mie “radici” non affondavano in nessun terreno; invidiavo le persone che dimostravano attaccamento alla propria terra perché io non sentivo legami con nessun luogo e mi chiedevo come in passato altri giovani come me potevano essere riusciti a lottare e morire per qualcosa del genere. Poi un giorno a casa della nonna trovai una cosa. Era nel cassetto del suo comò, il cassetto dove teneva le cose più preziose: i guanti di pelle chiara, il filo di perle che poi ho indossato per il matrimonio, le foto dei parenti e i santini dei morti. Ne trovai uno di un cugino di mia nonna, morto a 21 anni, partigiano giustiziato dai nazisti; nel santino c’era la foto di un bel giovane con i capelli chiari e gli occhi scuri e uno stralcio della lettera che scrisse ai genitori prima di morire. Allora capì tutto: imparai ad amare la mia terra ma soprattutto da quel giorno imparai il rispetto che si deve a chiunque ha lottato per noi, per lasciarci un mondo migliore, per chi ha difeso un’idea giusta e onesta, per chi al di là del tempo e dello spazio crede in qualcosa e si batte per quei sentimenti. Così ogni volta che muore un vecchio partigiano sento che tutti noi perdiamo qualcosa di insostituibile e prezioso. A Pianaccio adesso c’è un vecchio partigiano che merita di essere ricordato con un fiore.

Scritto da: fairyrambler alle ore 12:03 | link | commenti (4) | categoria: riflessioni, silenzi, memoria, crepuscolo, tributo, ricordi vivi
martedì, 19 giugno 2007
la partita

jeu de lRazionalizzare. Questo è il trucco. Devo riuscire a razionalizzare la cosa. Sono sempre stata brava  in questo, sicuramente ci riuscirò anche questa volta. Il segreto sta tutto nel riuscire a trovare il bandolo della matassa e da lì cominciare a districare i nodi, uno ad uno, con pazienza. Servirà tempo e calma per non perdere la pazienza e perdere il controllo, ma se riesco a vedere la cosa con occhi critico so già che presto o tardi qualcosa di buono ne uscirà fuori. Ecco il proponimento per il futuro. Oggi no. Oggi ho bisogno di urlare e toccare il fondo, andare a “galleggiare a due dita dal fondo” e guardare dritto negli occhi tutto il male che sento. Scoprire tutto il dolore che posso provare e annientarmi in esso. Allora poi da domani si ricomincerà la risalita. Lenta. Vacillante. Esitante. Farò due passi avanti e uno indietro, giocherò un gioco dell’oca tedioso e deludente. Un po’ di corsa e un po’ paralizzata. Mi dirò che sono brava quando avanzerò di una casella e anche se devo pagare pegno so che il traguardo si è fatto più vicino. Mi abbatterò quando vedrò che i dadi giocano a mio sfavore perché in fondo è tutta questione di fortuna, non gioco da sola e capiterà che l’avversario andrà avanti mentre io rimarrò ferma, ma in fondo dovremmo arrivarci comunque. Chi prima e chi dopo. Spero di arrivare prima.

Scritto da: fairyrambler alle ore 10:19 | link | commenti (6) | categoria: life, urla, crepuscolo, fiori dacciaio
giovedì, 17 maggio 2007
sole morente

untitledCredo che in fondo il problema sia che non mi sono ancora perdonata del tutto e che credendo di avere ancora da espiare le mie colpe non mi sento perdonata neppure da te.

In questo momento mi sento sola….sola senza te intendo. Avverto la tua non-presenza come se una parte di me fosse stata mutilata. Mi sento come un mutilato che deve prendere nuovamente coscienza del proprio corpo senza più l’interezza di cui disponeva prima. Dicono che chi rimane senza una gamba continua a “sentire” l’arto che non c’è più. Penso di conoscere quella sensazione; adesso ho preso atto che qualcosa manca. Ero sola anche prima e non lo sapevo e per questo sono caduta; non ero pronta alle difficoltà e al primo ostacolo ho ceduto. Adesso so di essere sola e non cadrò più. Ho le mie protesi a difendermi e sostenermi.

C’è poi quel Battistiano “sottile dispiacere” che rimane a dividerci e a rendere me e te un semplice noi e non più un'unica indistinta e inscindibile unità. Prima brillavo di una luce diversa; era la tua luce che anche lontano da te continuava a irradiare e illuminare, scaldare e accompagnare. Era una luce che mi dava sicurezza e che non mi abbandonava mai; che c’era anche se invisibile, che mi dava forza senza saperlo, che mi sosteneva senza accecare. Adesso se mi guardo vedo gli occhi meno brillanti, la pelle meno lucente, senza sole mi sento vuota e  spenta.

Continuo a parlare di prima e dopo.

Ma prima di cosa?  Prima della consapevolezza che qualcosa è cambiato. Non so quando è successo. A essere sinceri non so nemmeno cosa è successo. E’ solo un “sentore” di mutamenti, una “sensazione” fatta di dettagli forse insignificanti o forse così giganti da non vederli che da lontano. Mi sforzo di studiare i sintomi della malattia, ma anche se arrivassi a comprendere cosa potrei fare? Non si può in ogni caso essere il male e la cura. Si può arginare le perdite e limitare i danni nel migliore dei casi ed è quello che farò con il tuo aiuto che so ci sarà, come c’è stato in passato e come ci sarà sempre.

 

Scritto da: fairyrambler alle ore 17:01 | link | commenti (3) | categoria: riflessioni, life, crepuscolo, mutamenti