E’ arrivata. L’aria del Natale si sente tutto intorno a noi…Indubbiamente: Natale is now!
E dopo questo inizio dolcemente melenso posso cominciare a parlare come una persona normale. Ma il fatto è che a me il Natale fa davvero quest’effetto. A ottobre comincio a pensare a cosa mi piacerebbe regalare a chi. A novembre mi rendo conto che se davvero comprassi tutto quello a cui ho pensato mi ritroverei a lavare i vetri ai semafori. A dicembre ho in mano la lista ridotta ai minimi termini, che quotidianamente modifico, cancello, aggiorno e ripristino. Ora: lo so che pecco di consumismo convulso e maniacale, ma naturalmente io la vedo in maniera diversa. E’ il mio modo di dimostrare a chi amo di quanto grande sia il mio affetto; spendere prima di tutto tempo e propositi per le persone a cui tengo mi sembra un modo per far capire loro quanto li tengo nei miei pensieri. Non per mia scelta sono nata figlia del materialismo e di conseguenza questo è il mio naturale modo di manifestare sentimenti. Insomma: in testa mia mi sono convinta che in fondo in fondo qualcosa di buono c’è anche nella orripilante e ripugnante corsa ai regali di Natale. Il segreto di questo risvolto romantico per una pratica squallida e mediocre forse sta nel fatto che mi obbligo a comprare tutto almeno 2 settimane del Natale, quando la gente ancora non è vittima della frenesia degli ultimi giorni, così passeggiare quando non c’è nessuno fra gli scaffali mi preserva da crisi isteriche. Se poi condisco tutto con biglietti augurali scritti ad personam con un fiume di parole strappalacrime riesco a mettere la ciliegina sulla torta…anzi sul panettone! E come direbbe qualcuno di mia conoscenza: HAVE A NICE CHRISTMAS!
E se il buio è fatto per tenerci lontani
E se il giorno sembra lontano a venire
E se il tuo fragile cuore dovesse rompersi
E per un secondo tu guardassi indietro
sii forte
Vai avanti
(Walk on - U2)
Come ogni lunedì….peggio di ogni lunedì sono immersa nelle nebbie della Foresta di Huelgoat. Similitudine ardita, me ne rendo conto.
Questo week end siamo stati al mare a trovare i “bimbi” che sono al mare con i nonni per la tradizionale vacanza di fine scuola; il tempo non è stato dei migliori, ma in compenso non abbiamo trovato l’afa che era prevista nei giorni scorsi; l’afa no, ma le zanzare si: grosse come elicotteri e fameliche come lupi della Transilvania. Come sempre quando si sta bene il tempo è volato e purtroppo la domenica sera è arrivata veloce e inarrestabile; per godere fino all’ultimo dell’aria salmastra siamo rimasti in spiaggia fino intorno alle 20; è il momento più bello quello: quando ormai in spiaggia non c’è più nessuno e la luce diventa così speciale e magica che sembra essere “materiale”. Abbiamo fatto una passeggiata sul bagnasciuga e abbiamo notato che la marea stava già cominciando a salire perché stava iniziando a lambire le costruzioni di sabbia che i ragazzi si erano divertiti a creare nel pomeriggio.
“Ti ricordi le camminate sulle spiagge della Bretagna?”
“Si che le ricordo”.
Lassù puoi camminare per centinaia di metri e l’acqua non arriva mai a coprirti più che la caviglia, oppure può sbatterti con una violenza spaventosa con onde ghiacce e possenti in una delle sue baie sferzate dal vento.
Ieri ero in un posto che amo da quando avevo 12 anni, quando penso al mare “di casa” penso a Castiglione della Pescaia, ci andavamo in vacanza quando la Maremma era conosciuta solo per i cinghiali e le paludi, ma la Bretagna è il posto che ho nel cuore, basta una frase, una fotografia, basta camminare sul bagnasciuga e accorgersi che la marea è cosa viva e materiale perché nella mia mente si affacci il ricordo del Finisterre e del Morbihan. Trovo difficile esprimere a parole la magia della Bretagna, quell’innamoramento dell’anima che in nessun altro posto ho sperimentato.
Ed ecco spiegate le nebbie di Huelgoat.
Lo so….4 giorni di vacanza sono lunghi e non capita spesso di incappare in un ponte così lungo, ma sono lo stesso sorpresa da quanto sono stata bene in questi pochi giorni. Mi sembra di essere stata via dal lavoro per un mese tanto ho goduto di questa parentesi lavorativa. A volte, anzi spesso capita che il sabato sia il giorno più pesante della settimana perché è l’unico giorno in cui a casa posso sfaccendare dalla mattina alla sera e la domenica poi non basta per ricaricarsi. Questa volta invece me la sono presa comoda….andamento lento e spreco di energie ridotto al minimo indispensabile. Così è capitato che gli incontri e le parentesi di piacere si siano amplificate e quello che di solito mi concedo in un mese me lo sono preso in un solo week end. Ho iniziato a viziarmi con una mattinata di ozio vergognoso. Ho poltrito fino a tardi; non dormito no…..ma me ne sono stata appollaiata in mezzo alle coperte fino a un’ora improbabile persa in quel territorio di nessuno che sta tra il sonno e la veglia. La famosa ubriacatura da sonno è così piacevole!
Poi è stato un susseguirsi di sole, natura, leccornie, risate e chiacchere tra amici. Così ho fatto il pieno di ossigeno con una camminata in mezzo al bosco che è finita sotto gli spruzzi di una cascata freschissima. Camminare in compagnia della persona amata in mezzo al bosco che si sta risvegliando dopo l’inverno tra le chiacchere delle amiche, le risate dei figli e un cane spassoso che ti saltella intorno è pacifante!
Siamo poi finiti per ore con le gambe sotto al tavolo per un pranzo goloso in mezzo al verde in cui tra amici ci si scambiava i primi sfiziosi e le tagliate profumate. Così è andato a finire che tra una risata e l’altra ho mangiato spaghetti alla carbonara fatti in casa, strigoli agli asparagi e burrata, tortelli di carciofi e per finire bignè alla crema tocciati in una mega coppa di cioccolato fumante!
Mi è anche capitato di passare una serata piacevole con nuove conoscenze: i padroni di un posto da fiaba che si affaccia su una pittoresca valle di montagna e che sembra uscito da una rivista d’arredamento di case antiche. Sono amici di amici e così è capitato che siamo stati accolti in casa loro per una grigliata annaffiata da vini rossi e bianchi provenienti un po’ da tutto il mondo: perfino un rosso australiano di ben 13,50° che alla seconda bottiglia ti fa vedere canguri saltellanti per l’Appennino …per me che annaffio con un goccio d’acqua anche il san giovese è stato un trauma trovarsi a tavola con 10 bottiglie di vino e nemmeno una brocca d’acqua!

Questa serata “alcolica”sembrava fatta apposta per l’annuncio a sorpresa di un matrimonio inaspettato di due amici che si sposano dopo 14 anni di convivenza. La figlia di 13 anni è la più felice dei tre, il padre aveva una faccia perplessa nell’informarci dell’evento, sembrava più sorpreso di noi e l’espressione era buffissima! E lei era tutto un parlare di tende per la casa, di “dovete esserci tutti quella sera!” e noi per l’occasione abbiamo pensato di presentarci al ristorante con la tenda per accamparci a fine serata in previsione di bevute incontrollate!
In tutta questa girandola di “eventi” c’è stato spazio anche per un pomeriggio con i cugini francesi di passaggio in toscana e che mi hanno deliziato con resoconti dettagliati e sognanti di castelli della Dordogna e del Perigord. Adoro sentire parlare francese e non vedo l’ora di poter tornare una volta ancora in quel paese che non finisce mai di stupirmi!
Sono stata interminabile in questo mio resoconto di vacanze, ma come tutte le cose belle anche questi giorni ormai sono finiti e non voglio correre il rischio di dimenticarmi di quanto sono stati indimenticabili certi momenti, così ho pensato che metterli nero bianco (anzi blu su azzurro…) sarebbe stato come proteggere i miei ricordi dall’incuria del tempo.
Per ogni cosa devo razionalizzare almeno un paio di giorni prima di esplicitare un commento. Che sia uno dei vantaggi del percorso di maturità a cui sono mio malgrado costretta?Comunque sia, adesso posso dire che la mia domenica immersa nei colori di Monet e Cezanne è stata senza dubbio appagante e piacevolmente diversa. Non capita tutti i giorni di passeggiare in un campo di covoni di grano o di sostare all’ombra della cattedrale di Rouen immersa nel sole, di sonnecchiare sotto le fronde della Foresta di Fontainblue e di bagnarsi i piedi nell’acqua fresca dell’Arguenteil. Perché il momento fosse davvero magico sarebbe dovuto passare in solitudine, ma naturalmente certi spettacoli unici sono desiderio di molti e così capitava di dover stringere le spalle davanti a un Turner e addirittura di spintonarsi davanti ad alcuni Van Googh. Subito dopo essere usciti dalla mostra avrei voluto tornare subito dentro e ripetere tutto il percorso; non se sia un sentimento comune, ma uscire da quell’arcobaleno di colori e ritrovarsi in una strada grigia è piuttosto deprimente; di colpo ci si sente infreddoliti, come nudi di fronte alla realtà….Resterei per sempre avvolta dalle ombre e dalle luci degli impressionisti.