venerdì, 14 dicembre 2007
a difesa del consumismo

gift2E’ arrivata. L’aria del Natale si sente tutto intorno a noi…Indubbiamente: Natale is now!

E dopo questo inizio dolcemente melenso posso cominciare a parlare come una persona normale. Ma il fatto è che a me il Natale fa davvero quest’effetto. A ottobre comincio a pensare a cosa mi piacerebbe regalare a chi. A novembre mi rendo conto che se davvero comprassi tutto quello a cui ho pensato mi ritroverei a lavare i vetri ai semafori. A dicembre ho in mano la lista ridotta ai minimi termini, che quotidianamente modifico, cancello, aggiorno e  ripristino. Ora: lo so che pecco di consumismo convulso  e maniacale, ma naturalmente io la vedo in maniera diversa. E’ il mio modo di dimostrare a chi amo di quanto grande sia il mio affetto; spendere prima di tutto tempo e propositi per le persone a cui tengo mi sembra un modo per far capire loro quanto li tengo nei miei pensieri. Non per mia scelta sono nata figlia del materialismo e di conseguenza questo è il mio naturale modo di manifestare sentimenti. Insomma: in testa mia mi sono convinta che in fondo in fondo qualcosa di buono c’è anche nella orripilante e ripugnante corsa ai regali di Natale. Il segreto di questo risvolto romantico per una pratica squallida e mediocre forse sta nel fatto che mi obbligo a comprare tutto almeno 2 settimane del Natale, quando la gente ancora non è vittima della frenesia degli ultimi giorni, così passeggiare quando non c’è nessuno fra gli scaffali mi preserva da crisi isteriche. Se poi condisco tutto con biglietti augurali scritti ad personam con un fiume di parole strappalacrime riesco a mettere la ciliegina sulla torta…anzi sul panettone! E come direbbe qualcuno di mia conoscenza: HAVE A NICE CHRISTMAS!

Scritto da: fairyrambler alle ore 10:22 | link | commenti (6) | categoria: life, qualcosa di me, happiness, colori
lunedì, 10 dicembre 2007
maniac monday

PostersSono abituata alla sindrome da lunedì, d’altronde chi non ne è vittima? Però stamani mi è sorto un dubbio? E se invece le mie turbe fossero altre? E’ normale alle 10.30 del mattino (dopo quasi 2 ore ininterrotte di chiacchiere insulse e fastidiose) immaginare che un polipo gigante venga proiettato all’interno dell’ufficio e vada a tappare con i suoi tentacoli viscidi la bocca della collega che non riesce a capire che il mio reiterato silenzio alle sue domande significa solo che voglio essere lasciata in pace? Oppure immaginare che il suo Pc si trasformi in una gigantesca e leggiadra bolla di sapone e che prenda il volo mentre lei (sempre ovviamente ad alta voce) cerca su google il nome della moglie di Diliberto e mi sciorina in ordine di apparizione gli innumerevoli articoli correlati alla ricerca. E’ umanamente sopportabile che sempre la sopraccitata collega si dilunghi in diatribe sul marciume televisivo portando a esempio di inguardabilità l’ultimo programma di Bonolis quando ogni pomeriggio non manca di seguire “Uomini e donne” di Maria de Filippi? Naturalmente intercalando queste discussioni intellettualoidi con preziose notizie di morti e disgrazie di paese, di cui per altro io non posso conoscere nemmeno di sfuggita i protagonisti visto che qui ci lavoro solamente e non ci vivo. Ultimo esempio? La conta dei presenti e assenti all’ultimo funerale del paese, con conseguente giudizio sull’omelia. E sono solo le 11.

Da qui alle 14 mi chiedo quali altri mirabolanti avvenimenti mi saranno resi noti.

Intanto mi sono documentata. Esiste una sindrome da lunedì, ma nessuna sindrome da collega tediosa; quindi a meno chè il mio sia un caso unico e disperato chiedo a chi fosse a conoscenza di altre disperate situazioni simili alla mia un consiglio spassionato e possibilmente che non comporti spargimenti di sangue innocente. Nell’attesa nel mio piccolo ho mangiato tre mandarini per sopperire alla carenza di vitamina C e ho scelto un’immagine evocativa di pace e sintonia.

Scritto da: fairyrambler alle ore 10:45 | link | commenti (5) | categoria: life, ginnastica cerebrale, fiori amletici
martedì, 04 dicembre 2007
post fatto di niente

cancelloDunque, questo sarà un post fatto di niente. Nel senso che non ho proprio niente da dire, ma scrivere mi servirà a distogliere il pensiero da altri pensieri. Allora potrei commentare di quanto sia splendido oggi il tempo: fuori dalla finestra il sole ha appena fatto capolino dal crinale della collina, illuminando la valle che si è accesa di una luce fredda e limpida meravigliosa, il pino davanti a me si muove impercettibilmente con le fronde ancora umide di rugiada che scintillano accarezzate dal sole, una tortorella si ripara sotto i suoi rami e svolazza solitaria da un lato all’altro, fino a quando un istinto suicida la fa catapultare con violenza inaudita contro i vetri dell’ufficio che risveglia le menti assopite con un botto tremendo (di questi tentativi falliti se ne contano ormai decine).

Argomento meteo esaurito….

Potrei parlare di come mi piaccia iniziare la giornata: entro al bar barcollante di sonno e chiedo ol mio solito cappuccino cremoso e una pasta calda, nell’attesa sfoglio il giornale che come al solito in prima pagina ha solo pessime notizie, allora lo sfoglio fino ad arrivare alle pagine dello spettacolo e della cultura e mi metto a leggere assorta gli articoli più curiosi fino a quando mi volto per andare a prendere il mio cappuccio al banco e…ZAC… c’è sempre qualcuno che è in attesa alle mie spalle per afferrare il giornale e portaselo al suo tavolino. Indiscutibilmente questo è uno dei modi più irritanti di cominciare la giornata.

Argomento bar esaurito…..

In ogni caso la mente torna sempre a pensare a quanto sia difficile fare, dire e scegliere la cosa giusta quando si tratta di rapporti tra uomo e donna, tra donna e donna, tra amici e tra amanti, in qualsiasi luogo e con qualsiasi mezzo di comunicazione. Bisognerebbe che alla nascita ci fornissero una palla di cristallo, da guardarci dentro ogni volta che inizi, costruisci, consolidi una qualsiasi relazione perché nella più rosea delle previsioni almeno nell’80% dei casi si combina qualche pasticcio. Almeno io. Ammetto di essere un soggetto dalla socialità felina, del tipo ti prendo quando ci sei ma non ti vengo a cercare più di tanto e forse è per questo che alla fine non mi sforzo più di tanto di soddisfare le aspettative altrui. Quando non ci si aspetta granchè dagli altri si finisce per ripagare con  la stessa moneta. Fino a poco tempo fa mi arrovellavo sul perché e per come non riuscissi mai a portare le cose dove volessi io solo con l’uso delle parole, adesso ho imparato a lasciar correre, o meglio a lasciare anche agli altri il libero arbitrio di scegliermi e poco importa se alla fine chi mi sceglie si conta sulla punta delle dita (di una mano). L’importante è che anch’io abbia imparato a prendere e lasciare, a non accettare tutti e tutto nella speranza di raccogliere poi qualcosa di prezioso, le gemme preziose sono così rare che non le si trovano come sorprese nell’ovetto  kinder. Che poi me ne pento perché sogno che le cose vadano come voglio io, ma so che alla mia età devo smettere di fare la bambina viziata che vuole tutto ciò che desidera.

Scritto da: fairyrambler alle ore 09:06 | link | commenti (8) | categoria: riflessioni, life, dietro la siepe