lunedì, 26 novembre 2007
transalcolica

longdrinkCapita che a volte si abbia bisogno di una bella lezione. Allora si rimane un po’ ammaccati e stropicciati dalla vita. Capita poi che quando meno te lo aspetti la vita ti concede anche il giusto conforto. Allora cosa c’è di meglio per consolarsi che una serata alcolica? Leggermente alcolica…ovviamente.

Prendi tre amiche e un viaggio in auto passato senza smettere un attimo di parlare, parlare, parlare di tutto e di tutti.

Prendi una città magica, affascinante, colorata e viva come Bologna di notte.

Prendi un locale rumoroso e pieno di musica, la musica giusta che fa muovere le mani e battere il piede a ritmo.

Prendine tre di questi locali……

Prendi un mojito fresco e profumato, un daiquiri alla fragola dolce e succosa, una crema di whisky morbida e ghiacciata.

Prendi tante gente che passa, gente ricca, gente povera, gente chiassosa, gente snob, gente buffa e comica, gente seria e forse triste, gente da scrutare, da osservare, da riderci su o da fantasticare.

Prendi che dopo un po’ rischi di non essere più tanto lucida, che ridi per un niente e che la serata passa veloce portandosi via i pensieri tristi e deludenti.

C’è che adesso son pronta e so cosa veramente voglio, c’è che ho capito cosa sono disposta a dare e cosa invece preferisco tenere per me.

C’è che serate così sono un balsamo e che magari non occorre aspettare la prossima sconfitta per uscire a cercare nuovi stimoli.

Scritto da: fairyrambler alle ore 12:30 | link | commenti (2) | categoria: life, happiness, mutamenti, fiori volanti
giovedì, 22 novembre 2007
outing e professione di fede

Woman-With-Wet-HairC'è che non sono attrezzata contro le delusioni. Sono un "soggetto a forte rischio di delusione".

E poi....

Credo che non imparerò mai a essere diplomatica, anzi lo so. So che tra dire quello che penso e stare zitta, mi convenga stare zitta, ma alla mia età un po’ di outing fa bene. A me. Agli altri meno.

E allora comincio.

Credo che tante volte chi dice di voler esser ascoltato, in fondo non abbia niente da dire. E credo che chi dice di aver bisogno di aiuto, forse voglia solo continuare a crogiolarsi nella propria sofferenza.

Credo che chi è causa del proprio male non si debba lamentare.

Credo che chi soffre, ma soffre davvero non abbia la forza di apparire superficiale.

Credo che non si è mai del tutto sbagliati o del tutto giusti. Possono essere giuste o sbagliate le scelte. E con me hai fatto la scelta sbagliata.

Credo che anche da adulti si resti un po’ bambini: crudeli, gelosi e bugiardi. Si dicono bugie ogni giorno: a chi si ama ma soprattutto per amore di sé stessi.

Credo di essere un tipo che “allontana la gente”, ma credo anche che chi sa starmi vicino non mi lascerà mai.

Credo che se hai il coraggio di scoparti la segreteria sul divano di casa devi avere anche il coraggio di assumertene le conseguenze.

Credo che ognuno debba fare liberamente le proprie scelte; tra passare da un letto all’altro e non mentire a me stessa scelgo di non mentire a me stessa; ma se tu in tutta libertà decidi viceversa dopo non puoi raccontarti balle. Devi scegliere. Ma una cosa sola.

Credo che esista il libero arbitrio e la libertà di scegliere. Ma credo che in pochi abbiano il coraggio di essere liberi.

Credo che sentirsi liberi di scegliere a chi dare il proprio rispetto sia davvero cosa ardua.

Credo che per oggi possa bastare. Sto già meglio.

Scritto da: fairyrambler alle ore 15:55 | link | commenti (6) | categoria: riflessioni, life, urla, concretezza, ginnastica cerebrale, fiori dacciaio
mercoledì, 14 novembre 2007
ricordi sempreverdi

tornado09.11.2006 - Mi hai detto: "non amo le persone che non si lasciano coinvolgere"...ridendo...Ma che ne sai tu del perchè non mi lascio coinvolgere facilmente? Credi che non voglia farlo? Credi che non possa riuscire a lasciarmi andare? Qualcuno si è mai chiesto cosa comporti il sentirsi così lontano da tutto e da tutti? Qualcuno sa quanto io desideri, sogni lasciarmi andare ai sentimenti del prossimo? E' così facile giudicare...senza sapere. E' comodo e semplice catalogare le persone in base a qualche semplice frase...Quella stessa frase potrebbe avere 10,100,1000 significati diversi per ognuno di noi. ma servirebbe tempo per "capire". tempo e pazienza per permettere a un cuore blindato di lasciarsi aprire.

Credi che non voglia con tutta me stessa essere capita, compresa, ascoltata, AIUTATA da chi mi sta di fronte? Ma io ho bisogno di tempo. Di tempo ma, sopratutto di pazienza. E oggi la gente non vuole sprecare nè il primo, nè tantomeno il secondo. Oggi si ha fretta, non si può perdere tempo prezioso a chiedere il permesso di entrare nella MIA vita, ma sopratutto non si perde tempo a uscirne in punta di piedi.

Oggi ci sei, domani potresti essere lontano mille miglia...non si ha tempo da perdere con le persone "normali". Si rischierebbe di perdere qualche "fantastica" occasione. E allora si devono seguire delle tabelle di marcia prestablite. Ci si incontra, ci si parla, ci si "misura" e si decide nel più breve tempo possibile.

Io non ci sto.

Ho delle regole. E pretendo che anche gli altri le rispettino. Quando apro una porta chiedo permesso e quando la chiudo devo avere delle ottime giustificazioni. Perchè se si decide di "condividere" la nostra vita, che sia per 1 mese o per sempre, si diventa responsabili di chi ci accompagna: e va rispettato, protetto, accudito e ASCOLTATO.

Scritto da: fairyrambler alle ore 16:18 | link | commenti (3) | categoria: life, qualcosa di me, urla, fiori selvatici, dietro la siepe
martedì, 13 novembre 2007
compiacenza e amor proprio

Lezione"L'amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello che ci fa comodo. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri." Charles Bukowski.

La prima volta che si legge un’affermazione del genere si rimane un po’ sconvolti, poi riflettendoci non la si può trovare almeno un po’ vera. Soprattutto se si ha il coraggio di fare un po’ di autocritica e ci facciamo un bell’esame di coscienza; chi può mai negare che si ama ciò che ci fa star bene? Non è proprio questo lo scopo dell’amore? (…se uno scopo ha…) Si sceglie di amare ciò che serve a farci sentire meglio, ma l’amore è un oceano dalle acque così profonde che è difficile da sondare; più facile è trovare vera questa frase se penso in generale…le amicizie, i divertimenti, se penso a cosa “scegliamo” per appagare i nostri desideri. E lì è evidente che si “ama” con cognizione di causa. Ci si presta e ci si svende pur di ottenere soddisfazione ai nostri bisogni; così capita che per un amico (o per chi si desidera sia tale) ci si adegua a modi di pensare che non ci appartengono. Ci si preoccupa di fare le domande che si pensa siano più importanti e si danno le risposte che si spera siano le più gradite. Si compiace l’oggetto del nostro desiderio (che sia fisico, intellettuale, fraterno e chi più ne ha più ne metta) in tutti i modi possibili rischiando di apparire poi diversi da come in realtà siamo. Credo di aver capito oggi, grazie a questo brano di Bukowski, una frase di tanto tempo fa: "Quello che fai tu, che pensi tu e che senti tu non deve essere un problema degli altri". Quando mi fu detta non la capii, ma mi fece male, fece così male che a stento riuscii a trattenere le lacrime (non era né il momento né il luogo adatto per poterlo fare), non sono sicura che questa sia la chiave di lettura giusta, ma al momento mi do questa soluzione e la prendo per buona: non bisogna porsi mai agli altri con l’atteggiamento di chi vuol compiacere a tutti i costi a scapito della propria natura e dei propri sentimenti. C’è chi lo fa. Anche qui…soprattutto qui. Ma al riguardo non esprimo giudizi, anche se li ho.

Scritto da: fairyrambler alle ore 16:21 | link | commenti (2) | categoria: riflessioni, life, fiori notturni, ginnastica cerebrale, fiori dacciaio
venerdì, 09 novembre 2007

parcoA Pianaccio le strade sono strette e ripide e non batte quasi mai il sole. A Pianaccio finisce la strada. A Pianaccio le case si arrampicano sulla costa come ragni sui muri. A Pianaccio capita che nel giro di dieci minuti il cielo si oscuri e inizi una bufera di neve. A Pianaccio i partigiani hanno lottato per il nostro paese.  A Pianaccio fanno le crescentine più buone dell’Appennino. A Pianaccio ci sono tutte le contraddizioni di un paese di montagna; c’è il bello e il brutto, il buono e il cattivo e come tutti i paesi di montagna è  impossibile non amarli per chi ci è nato o ha lì le proprie radici.

Come tutti i giovani c’è stato un tempo in cui ero contro tutto questo; in cui le mie “radici” non affondavano in nessun terreno; invidiavo le persone che dimostravano attaccamento alla propria terra perché io non sentivo legami con nessun luogo e mi chiedevo come in passato altri giovani come me potevano essere riusciti a lottare e morire per qualcosa del genere. Poi un giorno a casa della nonna trovai una cosa. Era nel cassetto del suo comò, il cassetto dove teneva le cose più preziose: i guanti di pelle chiara, il filo di perle che poi ho indossato per il matrimonio, le foto dei parenti e i santini dei morti. Ne trovai uno di un cugino di mia nonna, morto a 21 anni, partigiano giustiziato dai nazisti; nel santino c’era la foto di un bel giovane con i capelli chiari e gli occhi scuri e uno stralcio della lettera che scrisse ai genitori prima di morire. Allora capì tutto: imparai ad amare la mia terra ma soprattutto da quel giorno imparai il rispetto che si deve a chiunque ha lottato per noi, per lasciarci un mondo migliore, per chi ha difeso un’idea giusta e onesta, per chi al di là del tempo e dello spazio crede in qualcosa e si batte per quei sentimenti. Così ogni volta che muore un vecchio partigiano sento che tutti noi perdiamo qualcosa di insostituibile e prezioso. A Pianaccio adesso c’è un vecchio partigiano che merita di essere ricordato con un fiore.

Scritto da: fairyrambler alle ore 12:03 | link | commenti (4) | categoria: riflessioni, silenzi, memoria, crepuscolo, tributo, ricordi vivi