lunedì, 14 dicembre 2009
time machine (ovvero battaglie contro i mulini a vento dei sentimenti)

olandaA volte viene un’irrefrenabile voglia di ripescare cose e persone dal passato e non sempre questo desiderio significa che esse siano state fondamentalmente importanti; il fatto è che far crescere un rapporto di qualsiasi natura sia richiedere tempo ed energie senza contare i sacrifici, i compromessi che la costruzione di un amore (o amicizia) comporta. Fattostà che nell’inedia di questi tempi, nell’indolenza della nostra natura ci lasciamo tentare dal rispolverare vecchie abitudini e così ci trasciniamo lenti in storie finite oppure ricadiamo in falsi amori con la pretesa di renderli veri. Siamo convinti che a volte sia più facile ristabilire equilibri interrotti piuttosto che lanciarci in nuove avventure e ripartire da zero per qualcuno che non conosciamo ancora. Meglio dare fiducia a chi ha tradito le nostre aspettative oppure dare fiducia a chi non sappiamo ancora se può darci quello che cerchiamo? E’ così che si finisce per tornare a cercare persone che si è abbandonato perché inutili se non addirittura nocive? Perché poi ci si mette anche il tempo a giocarci brutti tiri annacquando i ricordi e lasciando solo il segno delle cose belle e obliando i dolori e le delusioni; così capita che un giorno un fantasma torni dritto dritto dal passato e tu ti chiedi perché no? Perché non dare una nuova possibilità a quella voce? Magari adesso finalmente arriveranno quelle risposte che a suo tempo non ho potuto, saputo, voluto trovare? Invece no. Se c’è stato un motivo ieri per scappare, tagliare i ponti, abbandonare la nave allora non c’è nessun valido motivo ora per scordare il passato e pensare che le cose possano essere diverse…migliori. C’è sempre un momento in cui si può scegliere dove andare e cosa fare…passato quel momento dopo non c’è modo né motivo per tornare indietro.  

Scritto da: fairyrambler alle ore 12:48 | link | commenti | categoria: riflessioni, fiori appassiti, ricordi vivi
mercoledì, 21 ottobre 2009
a volte ritornano

69422Quanto tempo....oggi sono sola in ufficio, la stanchezza non aiuta a partire e così mi sono fatta tentare dalla rete e sono finita di nuovo qui dopo quasi 7 mesi. Non che abbia niente di nuovo da dire nè che prima d'ora non abbia mai avuto un pò di tempo libero per scrivere due righe, semplicemente oggi ne ho colto l'occasione. E' buffo come cambiano le abitudini di una persona in poco tempo; prima non sapevo come passare il tempo e per non annoiarmi passavo ore a scrivere sul blog oppure a chattare in messenger; adesso invece non pubblico niente per mesi e mesi e su messenger ho tenuto attivi solo 3 contatti con cui passo 10 minuti non consecutivi al giorno e mi chiedo se questo stravoglimento della mia quotidianità sia giustificato solo dal mio trasferimento d'ufficio oppure se sia cambiato qualcosa dentro di me. Per anni e anni  ho  trascurato tutto quello che non riguardava il lavoro e la famiglia; per tutto il tempo inc ui ho lavorato lontano da casa ho vissuto in una bolla di sapone in cui c'era spazio solo per i doveri, tutto il resto rimaneva al margine: amicizie, hobby, sport, divertimenti, uscite...non c'era mai nè tempo nè voglia per dedicarsi a qualcosa che non ero "obbligata" a fare. Così le uniche distrazioni che mi prendevo dal lavoro e dagli impegni finivano per essere trovare nella realtà virtuale: comoda, istantanea e sempre a portata di mano. Sul web bastano 10 minuti per stringere un'amicizia che non impegna a livello mentale nè che occupa tempo prezioso; si chiacchera con qualcuno mai visto nè conosciuto come se fosse un compagno d'infanzia con cui condividi la vita da decenni; si viene coinvolti in poche settimane in relazioni che altrimenti avrebbero bisogno di mesi se non di anni per decollare. Il web è il take-away dei sentimenti. Con i suoi pro e i suoi contro. Ma chi deciderebbe di mangiare sempre al fast food quando può sedersi e gustare un buon piatto di pasta fatta in casa? Per 10 anni ho "nutrito" l'anima con cibi pronti, adesso ho voglia di cose diverse. Mi prendo tutto il tempo che serve per incontrare persone, per andare fino a Bologna per un'ora di piscina, per passare a prendere un'amica e andare fino a Modena solo per fare shopping. Era quello che volevo e che mi mancava. Ogni tanto ho ancora voglia di entrare nel McDonald's delle relazioni interpersonali, farmi una scorpacciata di patatine fritte e ketchup e gettare la mia rete nel grande mare del web.

Scritto da: fairyrambler alle ore 09:16 | link | commenti | categoria:
lunedì, 30 marzo 2009
ABRACADABRA

PimentsPremetto che io non credo nella sfortuna. Non credo che si possa subire qualcosa non imputabile alle nostre personali responsabilità. Se ci succede (o non ci succede) qualcosa credo che ciò dipenda esclusivamente dal nostro comportamento e dalle nostre scelte. Ma…..sta di fatto che ultimamente faccio sempre più fatica a credere che non sia così: è come se il bioritmo planetario stia subendo una curva discendente costante e generalizzata. Non ricordo da quanto tempo chiedendo a qualcuno “Come va?” abbia risposto “Va tutto a gonfie vele!”; stranamente a questa domanda ognuno risponde con una sfiga diversa e più o meno bizzarra. Ho sempre considerato valido il 3° principio della dinamica per cui "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” applicabile anche alla vita di tutti i giorni: Ecco: mi pare che ultimamente questa regola sia stata sovvertita e casualmente in modo più o meno grave siamo “colti” da sfortune che non sono equilibrate da un corrispettivo colpo di culo. Lasciandosi andare alla superstizione verrebbe da pensare che forse occorre “celebrare” un rito scaramantico per riportare l’ordine nelle nostre vite: un incantesimo da praticare la notte di Lughnasadh a base di trifoglio, cannella e candele gialle con tanto di formule magiche e gesti propiziatori.

Scritto da: fairyrambler alle ore 10:52 | link | commenti (1) | categoria: new age, fiori stregati, fantasya
giovedì, 19 marzo 2009
Prendere o lasciare
SentieroA tutti coloro che hanno incrociato la mia strada e che l’hanno resa più facile da percorrere insieme
 
Mettiamo che la vita sia un lungo sentiero che percorriamo a piedi; mettiamo che in queste condizioni il bagaglio che portiamo con noi debba essere il più possibile leggero; mettiamo che ogni volta che lungo la nostra strada troviamo qualcosa che vorremmo portare con noi il bagaglio diventi più peso….allora bisogna lasciare qualcosa per strada.
Le strade che scegliamo di intraprendere ci obbligano ad abbandonare il passato per andare incontro al futuro; e non è detto che quello che ci lasciamo dietro le spalle lo lasciamo a cuor leggero, magari quei distacchi siamo obbligati a farli a malincuore. Non è detto che tutto quello che scegliamo di prendere ci ripaghi di quello che lasciamo, ma le nostre spalle spesso non riescono a sopportare il peso di tutto quello che vorremmo tirarci dietro e allora dobbiamo scegliere….cosa portare con noi e cosa lasciare lungo la strada. A volte succede che cose vecchie e cose nuove possano coesistere ma più spesso accade che le novità abbiano in sopravvento sulle abitudini; molto più spesso accade che per seguire un nuovo amico, un nuovo amore, un nuovo lavoro dobbiamo decidere di recidere i legami con qualcosa di antico e sorpassato (e antico e sorpassato non vuol dire sbagliato: vuol solo semplicemente, dolorosamente, irrimediabilmente dire che non ha più modo di essere). L’ho sperimentato più volte con le amicizie: persone che ho amato e che mai avrei voluto lasciare sono uscite dalla mia vita (e io dalla loro) per questo motivo. Il vuoto lasciato è sempre stato incolmabile e quello che mi ha poi regalato il futuro non sempre ha riempito tutti i buchi lasciati. Resta in me la certezza di aver dato affetto sincero e vero per quel tempo che ci è stato concesso di condividere, poco o tanto che siano stato….e la speranza sempre accesa di poter incrociare di nuovo un giorno quelle strade. Lacio drom hermano querido.
Scritto da: fairyrambler alle ore 11:48 | link | commenti | categoria:
lunedì, 16 marzo 2009
psicologia spiccia

urloCercavo un'immagine che rappresentasse la sensazione di calma piatta che a volte mi coglie, poi curiosando su google e sulle centinaia di immagini proposte mi sono chiesta che differenza c'è tra l'apatia e la rabbia. Se per caso il fatto di non-sentire-niente non voglia piuttosto significare non-voglio-sentire-ciò-che-sento; ho sempre oscillato tra la voglia di spiccare il volo e l'istinto di restare zavorrata a terra sempre con il dubbio di fare la cosa giusta. Sono un groviglio confuso di sensazioni contrastanti e poli opposti; brancolo da sempre nell'incertezza di dare sfogo ai miei istinti più bassi e la volontà di seguire la cosa giusta da fare...e in ogni caso mi resta sempre il dubbio di non essere stata fedele a me stessa e di tradito la mia natura. Che si tratti di amicizia, amore, lavoro o famiglia mi dibatto sempre nella lotta tra il bene e il male dove per bene intendo quello che vorrei fare e per male quello che invece devo fare. Se penso alle mie azioni e parole mi chiedo quando è stata l'ultima volta che liberamente, serenamente ho fatto quello che avrei voluto fare. Forse è stato nel 2003...Forse allora mi spiego perchè da allora in poi ho vincolato tutte le mie scelte alla ragionevolezza; forse allora non è stato così sbagliato dare precedenza alla testa piuttosto che al cuore. Resta però la voglia di fare la convergenza a racalma piattagione e sentimento; se quello che sente il cuore e quello che dice la testa non sono coerenti e in accordo ecco che scatta la dissonanza che cova dentro. Per il momento e finchè non trovo un buon meccanico dell'anima inserisco tutte e due le immagini che ho scelto coerente con la mia incoerenza...

Scritto da: fairyrambler alle ore 16:13 | link | commenti | categoria: riflessioni, life, silenzi, urla, ginnastica cerebrale, dietro la siepe
sabato, 27 settembre 2008
sliding door
Celarain-LighthouseLa finestra prima appena socchiusa si è definitivamente aperta, spalancata e ormai lascia intravedere ben parte del panorama futuro. Non vedevo l’ora di lasciarmi alle spalle uno scenario vecchio di quasi 10 anni in cui ormai ogni stimolo si era assopito e infatti ora mi sento piena di nuove energie, idee e  propositi e tutto questo per avere cambiato posto di lavoro. Dicono che cambiare lavoro venga al terzo posto nell’elenco di avvenimenti che cambiano il corso della vita, dopo un lutto e dopo un trasloco e credo che sia proprio vero. Si dice sempre che si lavora per vivere e non il contrario ma indubbiamente il lavoro ci condiziona la vita, o meglio noi ci adattiamo ad esso e ci facciamo influenzare dalle conseguenze che ne derivano. Lavoravo in un ambiente statico con una quotidianità monotona e con abitudini invariabili e di conseguenza vivevo in modo ripetitivo, opaco, noioso. Il nuovo ambiente è caotico, movimentato, vivace e anche io ho nuovi stimoli da inseguire, ogni giorno nuovi impulsi mi muovono e mi spingono ad agire e non parlo di cose eclatanti, di cambiare vita o abitudini; parlo di piccoli effetti concretamente visibili come fare una torta per la merenda dei ragazzi, come avere voglia di andare a farmi i capelli più spesso, come prendermi il tempo per chiacchierare con un’amica o fare una passeggiata nell’aria frizzante della sera. Sapevo che avevo bisogno di questo cambiamento per vivere di nuovo la mia vita pienamente, la sapevo da anni e il fatto di non avere la possibilità di farlo mi faceva sentire bloccata in una non-vita che iniziavo a odiare e l’irritazione mi covava dentro aumentando il mio senso di inadeguatezza. Sentivo la mia esistenza come bloccata su un binario morto, frenata da macigni invisibili, interrotta davanti a un ostacolo inamovibile. Ora finalmente sembra che tutto stia per cambiare e alla mia finestra si è stagliata una nuova vita.
Scritto da: fairyrambler alle ore 10:57 | link | commenti (5) | categoria: life, qualcosa di me, happiness, new age, mutamenti
giovedì, 05 giugno 2008
autocitazione

PostersE Se l’amore perfetto non esistesse? Lo chiedo a tutti quelli che leggo qua e là e che sono alla “ricerca dell’anima gemella”. Ho letto un sacco di persone che si crucciano per la fine di rapporti sbagliati (come se esistesse un modo di amare giusto e uno sbagliato) e ho letto anche cosa, dopo questi insuccessi amorosi, adesso si aspettano dalla vita: l’amore perfetto. Quello che ti fa stare in pace con te stesso e con il mondo; quello, per fare un esempio figurato, della famiglia del mulino bianco. Non esiste. Se e ripeto SOLO SE si incontra la persona “giusta” la costruzione di un amore è fatto di tanto altro. L’amore è imperfetto, come lo sono i nostri cuori. L’amore non fa solo star bene. Può e deve anche far male. Che rapporto sarebbe quello in cui ognuno fa quello che vuole, senza dare spiegazioni per soddisfare le proprie esigenze? Quale convivenza può arricchire se alla prima divergenza, al primo insuccesso ognuno prende il proprio spazzolino e se ne torna da dove è venuto per non “sopprimere” i bisogni personali?

Io non so se il mio amore imperfetto resisterà alle prove della vita, non so se tra 20…30 anni mi sveglierò ancora accanto all’uomo che amo, ma so che avrò fatto di tutto perché ciò accada e so che non sarà facile. So che sarà un percorso fatto di rinuncia dei miei desideri e sacrificio dei miei spazi. Come spesso lo è stato fin’ora e come sono contenta che sia stato, perché quello che ogni giorno ho ricevuto in cambio mi ha ripagato di ogni sforzo.

Mi sono sposata a 20 anni e quando gli amici facevano l’alba a bere birra e a divertirsi in ballotta anch’io ero sveglia, ma tra pannolini e pianti di neonati. Da allora sono passati quasi 17 anni e tanti giorni “imperfetti” nella vita mia e di mio marito, ma ancora oggi il nostro amore ci regala momenti meravigliosi e piccole, preziose, rare pietre con cui lastricare il nostro cammino.

Nonostante il vento
Nonostante i passi
Delle notti uguali che riporteranno
brividi
Lungo schiene ed occhi
Dilatati un poco
Affaticati ancora più di prima
O forse come adesso,
nonostante parli
spesso ad alta voce
e nessuno crede a ciò che dici
a quel che immagini
nonostante tutto
io ti ascolterò quando non parli
quando non mi guardi
io ti vedrò lo stesso.
Ti aspetterò, ti chiamerò cuore deciso
Nella mente, nelle pieghe del viso
Sarai da curare ancora un poco

Nonostante veda
Quanta vita facile
Quanto amore docile
Precipita l’immagine
Della nostra storia
Se ti sembra dura ed invincibile
Davvero
Io t’amerò lo stesso.
Ti aspetterò, ti prenderò come un
sorriso
Fino a casa quando torni deluso
Sarai da curare ancora

Scritto da: fairyrambler alle ore 07:48 | link | commenti (13) | categoria: life, memoria, qualcosa di me, concretezza
mercoledì, 20 febbraio 2008
brainstorming e cure alternative

cover“C’è che spesso abbiamo bisogno di ritagliarci spazi, spazi coperti dal troppo altruismo verso persone che forse non lo meritano e c’è che la masturbazione forse può essere un mezzo per poter apprendere quel cinismo che serve per essere meno altruisti e vedere appieno chi e cosa merita il nostro tempo”.

Insomma…la masturbazione come metodo di liberazione mentale? Oggi si chiacchierava a questi livelli e nonostante ne abbia parlato per almeno mezz’ora abbondante non sono affatto convinta della conclusioni. Ammetto che trenta minuti di dibattito non sono accademicamente apprezzabili, ma tant’è, magari bastano per lanciare il sasso nello stagno e vedere in quanti cerchi concentrici si propaga l’onda. Perché si, lo devo ammettere quello per me è un mondo semisconosciuto e sentirne parlare in termini di “cura mentale” poi mi ha divertito e sorpreso. Non me la sento di bocciare a priori questa tesi però un appunto mi è venuto di farlo di getto. Non so....non vorrei sembrare la solita femminista mentalmente frigida, ma credo che per voi uomini (perché se non si è capito il dialogo si è svolto con un uomo) sia naturale far passare i pensieri attraverso il cavallo dei pantaloni e liberare i vostri fantasmi da lì, ma davvero credimi per noi donne la cosa è più complessa. Non voglio sminuire la vostra "carnalità" ma per una donna la carne si accompagna spesso (se non sempre) al sentimento..e non so se aggiungere purtroppo. Insomma per farla breve la prendo come una visione testosteronica ma vorrei capire se mi sono persa qualcosa di importante della rivoluzione del ’68, se davvero si può iniziare a scoprire il valore del proprio tempo partendo da lì…Ora: il mio amico ha previsto strali di critiche e irose repliche. Ma io come al solito non la penso come lui.

Scritto da: fairyrambler alle ore 16:23 | link | commenti (8) | categoria: riflessioni, fiori selvatici, guerra dei sessi, ginnastica cerebrale, dietro la siepe, fiori amletici
giovedì, 07 febbraio 2008
se ci fosse l'ESP per i pensieri

lucchetti-portaVoglio un corso che insegni a gestire i rapporti interpersonali! Perché più il tempo passa è più avverto il disagio di dire la cosa sbagliata nel modo sbagliato quanto interloquisco con il prossimo? E’ indubbio che io sia una buona ascoltatrice: un’ottima confidente a detta di molti; eppure quando poi tocca a me esprimere i miei pensieri e le mie conclusioni ecco che si pone matematicamente l’orrore. Sono una petomane cerebrale forse….Al momento sbagliato ecco che invariabile si ripete l’alchimia. Sbaglio e sento di sbagliare mentre dico quello che penso eppure non posso mutare il corso delle mie parole. E questo è un dato inconfutabile. Ora vorrei solo capire se sono i miei pensieri a essere storti, storpi e inguardabili o se il mio è solo un problema di forma. Ci sono gli estetisti che curano il nostro aspetto, non c’è qualcuno che può insegnare a truccare le parole? C’è chi con un battito di ciglia riesce a incantare chi ha di fronte. Non pretendo di fare la stessa cosa con le parole, ma almeno vorrei che la gente non scappasse inorridita quando dico qualcosa. Invece puntualmente questo è ciò che accade e sento che sta per verificarsi di nuovo. E’ uno dei miei timori ricorrenti: ferire con le parole; da ragazzina la presunzione e la maleducazione tipica dell’età mi faceva vantare di “dire sempre quello che penso”. Poi ho capito che non c’è niente di “valoroso” nell’essere sfrontati e arroganti perché fondamentalmente non provo nessun perverso piacere nel ferire i sentimenti altrui. E allora mi capita sempre più spesso di tacere quando quello che vorrei dire so che non sarebbe gradito e mi risulta anche abbastanza facile se il destinatario dei miei affondi non tocca le mie corde più profonde; purtroppo (per assurdo) questo non mi riesce se alla persona in questione mi lega un sentimento profondo. Lì non ce la faccio proprio: quello che penso non viene mediato e annacquato; non so mescere nelle giuste dosi il buono e il cattivo dei miei pensieri: escono semplicemente (e violentemente) così come sono. E fintanto che non inventeranno l’ESP per i pensieri posso solo prepararmi all’impatto con le conseguenze delle mie esternazioni senza censura.

Scritto da: fairyrambler alle ore 09:31 | link | commenti (11) | categoria: riflessioni, qualcosa di me, fiori selvatici, dietro la siepe
lunedì, 21 gennaio 2008
apprendista giardiniere

Watering-Can-PostersQuante volte ho pensato di me che: “No, in tutti questi anni in fondo non sono cambiata molto”. Indubbiamente siamo i peggiori critici di noi stessi. Se davvero faccio un esame sincero di quello che sono e di quello che sono stata credo che potrei dire di essere un’altra persona rispetto a 20-10-5 anni fa. Se mi guardo indietro vedo più o meno lontani dei sipari che si sono chiusi su determinate scene della mia vita, e il palcoscenico che ne è seguito apre nuove scene, nuovi copioni e di volta in volta per me è stata una metamorfosi lenta ma inequivocabile. Per esempio: nella mia vita non ho mai avuto legami stretti di amicizia con nessuna/o; è buffo dirlo ma nei rapporti di amicizia seguivo flussi migratori stagionali, così capitava che in città vivessi ogni giorno accanto a persone che poi abbandonavo per mesi durante l’estate e di conseguenza avveniva che durante l’estate vivessi “amori” che poi con il primo cadere delle foglie si esaurivano e lasciavano solo bei ricordi. Non ho mai faticato ad adattarmi a questo mio andare e venire dalla vita altrui e per ripararmi da lancinanti nostalgie mi sono sempre detta che. “I sentimenti importanti (amicizia o amore che siano) non hanno bisogno di costante partecipazione, non importa viversi nella quotidianità e nell’obbligo di esserci sempre e comunque”. Così mi sono accorta di avere lasciato sempre troppe porte aperte e che  da quelle porte entravano e uscivano affetti a volte carichi di doni…ma anche no. E ripensando a questa mia convinzione forte e sincera  mi sono resa conto di quanto sono cambiata, perché ora penso che gli affetti debbano essere coltivati ogni giorno con piccole,  durevoli, costanti cure. Come un vero giardiniere che accudisce semi e germogli e che ogni giorno dedica tempo e spazio alla propria creazione. Tempo che viene prestato ai bisogni di chi ci preme e spazio nei pensieri anche quando non siamo vicini. Adesso sento di aver bisogno di questo e di poter dare altrettanto con spontaneità e naturalezza senza sentire il peso di doveri e obblighi. Per tutto il resto c’è mastercard!

Scritto da: fairyrambler alle ore 10:42 | link | commenti (5) | categoria: riflessioni, life, qualcosa di me, mutamenti, ginnastica cerebrale, arte topiaria, giardino zen